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settimana Tempo Ordinario - Battesimo del Signore -
Domenica - LODI
Omelie per
l’Epifania, 34 ; CCL 9A, 156-157
Dal battesimo del Signore al
nostro battesimo
San
Cromazio di Aquileia nel quarto secolo
Quale
grande mistero nel battesimo del nostro Signore e Salvatore! Il
Padre si fa sentire dall’alto del cielo, il Figlio si fa vedere
sulla terra, lo Spirito si mostra sotto la forma di una colomba. Non
c’è infatti vero battesimo né vera remissione dei peccati, dove non
c’è la verità della Trinità... Il battesimo dato dalla Chiesa è
unico e vero, è dato una sola volta e, nell’esservi immersi una
volta, siamo purificati e rinnovati. Purificati, per aver deposto la
sozzura dei peccati; rinnovati perché risorgiamo per una vita nuova,
dopo esserci spogliati del vecchiume del peccato.
Quindi al battesimo del Signore i cieli si sono aperti affinché, per
il lavacro della nuova nascita, scoprissimo che i regni dei cieli
sono aperti ai credenti, secondo questa parola del Signore: “Se uno
non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio”(Gv
3,5). È dunque entrato, colui
che rinasce e non ha trascurato di preservare il suo battesimo...
Poiché il nostro Signore è venuto a dare il battesimo nuovo per la
salvezza del genere umano e la remissione di tutti i peccati, egli
ha voluto essere battezzato per primo, non però per spogliarsi del
peccato, poiché non aveva commesso peccato, ma per santificare le
acque del battesimo per distruggere i peccati di tutti i credenti
che sarebbero rinati mediante il battesimo.
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settimana Tempo Ordinario - Battesimo del Signore -
Domenica - VESPRI
Quando il Salvatore si immerse
nell’acqua consacrò tutte le acque
San Massimo
di Torino nel quarto secolo
L’ininterrotto susseguirsi dei benefici, il gaudio di cui
continuamente ci inonda, ci fanno capire quanto dobbiamo a Cristo
Signore. Ecco, siamo ancora esultanti per la nascita del Salvatore,
e viene già a rallegrarci a sua rinascità; non è ancora finita la
festa del Natale, e già incalza la solennità del suo battesimo; è
appena nato tra gli uomini, che già rinasce nel sacramento.
Oggi
infatti, sebbene già grande, egli viene consacrato nel Giordano. Il
Signore ha voluto mostrarci ininterrotta la serie dei suoi benefici,
unendo nelle realtà di un unico avvenimento la sua nascita da una
vergine e la sua rigenerazione nel battesimo; e ha voluto che senza
soluzione di tempo si festeggiassero la sua nascita nella carne e
quella nel battesimo, affinché, come allora abbiamo ammirato il suo
concepimento da una madre vergine, così oggi lo contempliamo immerso
in un’acqua pura e ci rallegriamo del duplice prodigio: che una
madre abbia generato un figlio rimanendo intatta e che un’acqua
abbia lavato il Cristo e ne sia stata santificata. Infatti, come
dopo il parto è stata glorificata la perpetua verginità di Maria,
così dopo il battesimo è stata riconosciuta la consacrazione
dell’acqua. In un certo senso, anzi, questa è stata arricchita di un
dono ancor più grande: perché Maria meritò la gloria della verginità
solo per sé, l’acqua ha comunicato la santità anche a noi; Maria fu
preservata dal peccato, l’acqua lava dai peccati; Maria fu madre una
sola volta, rimanendo casta; l’acqua resta pura anche se rigenera
tante volte; Maria non conosce altro figlio che Cristo; l’acqua, con
Cristo, è madre dei popoli.
Oggi
dunque è come un secondo natale del Salvatore. Vediamo in questa sua
generazione gli stessi segni, gli stessi prodigi: il mistero però è
più profondo. Lo Spirito Santo, che fu con lui nel seno di Maria,
ora nell’acqua lo circonda di luce: allora consacrò per lui la
verginità della Madre, ora per lui santifica le acque. Il Padre, che
allora aveva steso la sua ombra onnipotente, ora gli rende
testimonianza con la voce; e quasi con più immediato intervento egli
che allora ne aveva adombrata la natività, ora dà testimonianza alla
verità. Dio dice infatti: «Questo è il Figlio mio prediletto nel
quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo»
(MT 17, 5).
Oggi
dunque viene battezzato nel Giordano. Quale battesimo è mai questo,
ove chi viene battezzato è più puro dell’acqua in cui si immerge?
Quando mai l’acqua, lavando, non viene insozzata, ma piuttosto
arricchita di benedizione? Quale battesimo è – dico – quello del
Salvatore, in cui le acque, invece di purificare vengono purificate?
In modo veramente prodigioso, l’acqua non monda Cristo, ma è da lui
mondata.
Da
quel momento il Salvatore, col mistero del suo battesimo, consacrò
le acque di tutte le sorgenti, cosicché chiunque vorrà esser
battezzato nel nome del Signore, non sarà più mondato dall’acqua di
questo mondo, ma dalle acque di Cristo.
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settimana Tempo Ordinario
LODI
Martedì
Mc 1, 21-28
Commento al
vangelo
secondo
Luca, IV, 57 ; SC 45, 174
« Di sabato… insegnava come uno
che ha autorità »
di
Sant’Ambrogio nel quarto secolo
Di
sabato il Signore comincia ad operare guarigioni, per significare
che la nuova creazione inizia nel momento in cui l’antica si era
fermata, per marcare fin da principio che il Figlio di Dio non è
sottomesso alla Legge, ma è superiore alla Legge, che egli non
abolisce la Legge, bensì le dà compimento (Mt 5,17). Il mondo non è
stato fatto per mezzo della Legge bensì per mezzo del Verbo secondo
ciò che leggiamo : « Dalla parola del Signore furono fatti i cieli »
(Sal 32,6). La Legge dunque non è abolita bensì compiuta, per
rinnovare l’uomo decaduto. Per questo l’Apostolo Paolo dice : « Vi
siete spogliati dell’uomo vecchio e avete rivestito il nuovo che si
rinnova… ad immagine del suo creatore » (Col 3,9).
A
buon diritto egli comincia di sabato, per mostrare che lui è proprio
il Creatore, … proseguendo l’opera che aveva iniziato un tempo. Come
l’operaio che sta per riparare una casa, non comincia con le
fondamenta, bensì con i tetti… ; mette mano prima al quello con cui
un tempo aveva terminato. Inizia con ciò che è minimo per arrivare a
ciò che è più importante ; liberare dal demonio infatti, possono
farlo anche gli uomini - mediante la parola di Dio, s’intende -
invece spetta alla sola potenza di Dio ordinare ai morti di
risuscitare.
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settimana Tempo Ordinario
VESPRI
Martedì
Mc 1, 21-28
Trattati 6
; PL 204, 451-453
(In l'Ora
dell'Ascolto p. 2102)
« Gesù lo sgridò : Taci ! Esci da
quell’uomo »
Baldovino
di Ford nel dodicesimo
secolo
« La
Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a
doppio taglio » (Eb 4,12).
Ecco quanto è grande la potenza e la sapienza racchiusa nella Parola
di Dio ! Il testo è altamente significativo per chi cerca Cristo,
che è precisamente la parola, la potenza e la sapienza di Dio…
Quando questa parola viene predicata, il Cristo dona alla voce del
predicatore, che si percepisce esteriormente, la virtù di operare
interiormente, per cui i morti riacquistano la vita (Lc
7,22), e rinascono nella
gioia dei figli di Abramo (Mt
3,9). Questa parola è dunque
viva nel cuore di chi crede e di chi ama. E appunto perché questa
parola è così viva, non v’è dubbio che sia anche efficace.
È
efficace nella creazione, è efficace nel governo del mondo, è
efficace nella redenzione. Che cosa potrebbe essere più efficace e
più potente ? « Chi può narrare i prodigi del Signore e far
risuonare tutta la sua lode ? »
(Sal 105,2).
È efficace quando opera, è
efficace quando viene predicata. Infatti non ritorna indietro vuota,
ma produce i suoi frutti dovunque viene annunziata
(Is 55,11).
La
parola è efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio
quando viene creduta e amata. Che cosa infatti è impossibile a chi
crede, che cosa è impossibile a chi ama ?
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settimana Tempo Ordinario -
LODI -
Mercoledì
Mc 1, 29-39
Meditazioni 1,
1-49
« Al mattino si alzò quando ancora
era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là
pregava »
Guido il
Certosino nel dodicesimo
secolo
Gesù
stesso, che è Dio e Signore, la cui fortezza non aveva bisogno di
trovare appoggio in alcun ritiro, e non veniva intralciata dalla
compagnia degli uomini, purtuttavia ebbe cura di lasciarci un
esempio. Prima del suo ministero di predicazione e prima di fare
miracoli, si è sottomesso, nella solitudine, alla prova della
tentazione e del digiuno (Mt
4, 1s). La Scrittura ci
riferisce che, trascurata la folla dei discepoli, saliva sul monte a
pregare, solo (Mc
6, 46).
Poi, nell’ora in cui la sua Passione si avvicina, abbandona i suoi
discepoli per andare a pregare solo
(Mt 26, 36).
Questo è un esempio adatto per farci capire quanti vantaggi la
preghiera trae dalla solitudine, visto che egli non vuole pregare
accanto a dei compagni, fossero anche i suoi apostoli.
Non
bisogna passare sotto silenzio tale mistero che ci riguarda tutti.
Lui, il Signore, il Salvatore del genere umano, offre nella sua
persona un esempio vivo : Solo, nel deserto, si dedica alla
preghiera e agli esercizi della vita interiore – il digiuno, le
veglie, e altri frutti di penitenza – superando così le tentazioni
dell’ Avversario con le armi dello Spirito.
O
Gesù, accetto che all’esterno, non ci sia nessuno con me ; ma purché
dentro di me, io sia maggiormente con te. Guai all’uomo solitario,
se non sei con lui ! Quanti uomini mentre stanno nella folla, sono
veramente soli, perché non sono con te. Vorrei, con te, non essere
mai solo. Poiché in questo momento, anche se nessuno è con me, io
non sono solo : da solo sono una folla.
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settimana Tempo Ordinario -
VESPRI
Mercoledì
Mc 1, 29-39
Dal
trattato sul Padre nostro, 29-30
(In l'Ora
dell'Ascolto p. 1352,1357)
« Al mattino si alzò quando era
ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto »
di San
Cipriano nel terzo secolo
Dio
ci ha insegnato a pregare non solo con le parole, ma anche coi
fatti, pregando e supplicando egli stesso frequentemente e
dimostrando con la testimonianza del suo esempio come dobbiamo fare
anche noi ; sta scritto infatti : « Gesù si ritirava in luoghi
solitari a pregare » (Lc
5,16) ; e ancora : « In quei
giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in
orazione » (Lc
6,12).
Se pregava lui che era senza peccato, quanto più è necessario che
preghiamo noi peccatori ; e se lui passava l’intera notte vegliando
in continua orazione, quanto più noi dobbiamo vegliare nella notte,
in preghiera !
Certo
il Signore pregava e intercedeva non per sé – che cosa infatti
poteva domandare per sé egli che era innocente ? – ma per i nostri
peccati. Lo dichiara egli stesso quando dice rivolto a Pietro :
« Ecco, Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano. Ma io ho
pregato per te, che non venga meno la tua fede »
(Lc 22,31).
E dopo questo supplica il Padre per tutti dicendo : « Non prego solo
per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in
me ; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e
io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola »
(Gv 17,20-21).
Grande fu la bontà di Dio per la nostra salvezza, grande la sua
misericordia ! Egli non si accontentò di redimerci col suo sangue,
ma volle anche pregare per noi. E guardate quale fu il suo desiderio
mentre pregava : che come il Padre e il Figlio sono una cosa sola,
così anche noi rimaniamo nella stessa unità.
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settimana Tempo Ordinario
LODI
Giovedì
Mc 1, 40-45
Fiamma
d’amore viva, strofa 2
« Gesù stese la mano e lo toccò »
San
Giovanni della Croce nel
sedicesimo secolo
O vita
divina, tu dai la morte solo per dare la vita, ferisci solo per
guarire. Mi hai ferito per guarirmi, o mano divina! Hai ucciso in me
ciò che mi teneva nella morte! Ero allora privo della vita di Dio,
in cui ora, invece, mi trovo a vivere! Debbo questo favore alla
liberalità della tua generosa grazia verso di me quando mi hai fatto
sentire il tocco di Colui che è « irradiazione della tua gloria e
impronta della tua sostanza » (Eb
1,3),
cioè il tuo Figlio unigenito, nel quale, come tua Sapienza, tu
tocchi « da un confine all’altro della terra con forza per la sua
purezza » (Sap
8,1).
O
tocco delicato, o Verbo, Figlio di Dio, che con la delicatezza del
tuo essere divino penetri sottilmente la sostanza della mia anima e,
toccandola tutta con delicatezza, l’assorbi completamente in te e
adoperi mezzi del tutto divini per colmarla di soavità « mai
sentita in terra di Canaan né mai viste in Teman » (Bar
3,22)!
O tocco delicato, divinamente delicato del Verbo, tanto più delicato
in me in quanto tu facevi sobbalzare i monti e spaccavi le rocce sul
monte Oreb con l’ombra del tuo potere e la forza che lo precedeva,
ti facesti sentire dal profeta « nel soffio leggero del vento » (1Re
19,11-12)!
O soffio leggero, che sei così fine e delicato, dimmi: come puoi
toccare così sottilmente e delicatamente, o Verbo, Figlio di Dio,
pur essendo così terribile e potente? O felice, mille volte felice,
Signor mio, l’anima che tocchi così delicatamente e dolcemente… « Tu
nascondi queste anime nel segreto del tuo volto, che è il tuo divin
Figlio, lontano dagli intrighi degli uomini » (Sal
30,21).
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settimana Tempo Ordinario - VESPRI
Giovedì 1
Mc 1, 40-45
Signore, se tu vuoi puoi guarirmi
di San
Giovanni Crisostomo nel quarto secolo
«Signore, se
vuoi, puoi guarirmi» (Mc 1,
40). È grande la prudenza e la
fede di questo lebbroso che si avvicina a Cristo. Non interrompe il
discorso, né si fa strada tra la folla degli ascoltatori, ma attende
il momento opportuno: si accosta quando Cristo discende dal monte. E
non lo supplica in modo qualunque, ma con molto fervore,
prostrandosi ai suoi piedi, con fede sincera e con una giusta
opinione di lui.
Gesù
non si accontentò di dire: «Lo voglio, guarisci!» ma
contemporaneamente “stese la mano e lo toccò»
(Mc1, 14);
la qual cosa è degna di maggior riflessione. Come mai, infatti,
mentre lo guarisce con la volontà e la parola, aggiunge il tocco
della mano? Penso che l’abbia fatto unicamente per mostrare anche in
questa circostanza che lui non è soggetto alla legge, ma al di sopra
della legge; e anche come da quel momento niente più vi sarebbe
stato di immondo per i puri.
Il
Signore infatti non era venuto solo per guarire i corpi, ma anche
per condurre le anime all’amore della sapienza. Perciò come altrove
dice che non è più proibito mangiare senza lavarsi le mani, e come
istituisce quell’ottima legge che permette di cibarsi di qualunque
cibo, così agisce in questo caso per insegnare che bisogna curare
l’anima mantenendola pura, senza far caso delle esteriori
purificazioni e temendo soltanto la lebbra spirituale che è il
peccato.
Gesù
quindi per primo tocca il lebbroso, e nessuno lo rimprovera. Quel
tribunale infatti non era corrotto, e la folla che ne era
spettatrice non era guastata dall’invidia. Perciò non solo non lo
criticano, ma, presi da stupore per il miracolo, si ritirano
adorando la sua inestimabile potenza che si manifesta nelle parole e
nelle opere.
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settimana Tempo Ordinario - LODI
Venerdì
Mc 2, 1-12
La Vita in
Cristo,
Libro 6; PG
150, 682-683
«Un paralitico portato da quattro
persone»
San Nicola
Cabasilas nel quattordicesimo secolo
In
ogni momento invochiamo Cristo, il principio di ogni nostro
pensiero. Per invocarlo, non c’è bisogno di alcuna preparazione alla
preghiera, o di alcun luogo particolare, o di grida. Infatti, in
nessun luogo egli è assente. È impossibile che lui non sia in noi,
perché è più vicino a colore che lo cercano nel loro stesso cuore.
Pertanto dobbiamo credere che egli ci esaudirà al di là delle nostre
richieste, e non dubitare di questo malgrado in nostri difetti.
Piuttosto abbiamo fiducia, perché egli è buono con gli ingrati e con
i peccatori che lo invocano.
Lungi
dal disprezzare le preghiere dei suoi servi ribelli, egli è disceso
sulla terra e, per primo, ha chiamato coloro che non lo avevano
ancora chiamato, anzi, che non avevano mai pensato a lui: «Sono
venuto, dice, a chiamare i peccatori»
(Mt 9, 13).
Se egli ha cercato coloro che non lo desideravano, quanto più farà
per coloro che lo pregano. Se egli ha amato coloro che lo odiavano,
come potrebbe respingere coloro che lo amano? « Se infatti,
quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo
della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati,
saremo salvati mediante la sua vita »
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settimana Tempo Ordinario - VESPRI
Venerdì
Mc 2, 1-12
Esposizione
sul salmo 36, no. 3, § 3
(Nuova
Biblioteca Agostiniana)
«Si recarono da lui con un
paralitico»
Sant’Agostino
nel quinto secolo
Possiamo, fratelli, sollevare costui che ha perduto in tutte le
membra interiori la facoltà di compiere opere buone, quasi fosse un
paralitico, e aprire il tetto di questa Scrittura, e presentarlo al
Signore?
Io intravedo un certo paralitico nell’anima. E vedo questo tetto (della
Scrittura), e sotto il tetto
riconosco Cristo nascosto. Farò, per quanto posso, ciò che si loda
in coloro che, aperto il tetto, presentarono a Cristo il paralitico,
affinché Egli dicesse: «Confida, figlio, ti sono rimessi i tuoi
peccati». Perché così salvò l’uomo interiore dalla paralisi,
rimettendo i peccati, e rinsaldando la fede.
Ma vi erano là uomini che non avevano occhi capaci di vedere che il
paralitico interiore era già guarito, e credettero che il Medico che
lo curava bestemmiasse. «Chi è questi – dicono – che rimette i
peccati? Costui bestemmia. Chi può rimettere i peccati,,se non il
solo Dio? » E poiché egli era Dio, intendeva ciò che essi pensavano.
Pensavano queste cose di Dio, ma non vedevano il Dio presente. Compì
allora quel medico qualcosa anche nel corpo del paralitico, in modo
da risanare l’interiore paralisi di coloro che tali cose avevano
detto. Compì cose che esse potessero vedere, e dette loro modo di
credere.
Orsù, chiunque tu sia, tanto infermo e debole di cuore da attenerti
agli esempi umani e voler perciò rinunziare alle opere buone, ed
essere come colpito da una interiore paralisi, fatti forza per
vedere se possiamo, aperto questo tetto, presentarti al Signore
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settimana Tempo Ordinario -
LODI - sabato
Discorsi,
30. CCL 24, p. 173-177. PL 52, 284
Mc 2,13-17
« L’uomo, alzatosi, lo seguì »
San Pietro Crisologo nel quinto secolo
Fratelli, seduto al suo banco delle imposte, questo povero
pubblicano era in una situazione peggiore di quella del paralitico
di cui vi ho parlato l’altro giorno, che giaceva sul suo lettuccio.
Uno era affetto da una paralisi nel suo corpo ; l’altro nella sua
anima. Nel primo, tutte le membra erano deformi ; nel secondo, il
giudizio, nel suo insieme, era nella confusione. Il primo giaceva,
prigioniero della sua carne ; l’altro era seduto, schiavo nella sua
anima e nel suo corpo. Il paralitico soccombeva alle sofferenze suo
malgrado. Invece il pubblicano era spontaneamente schiavo dei suoi
vizi. Questo, che si riteneva innocente, era accusato di cupidigia
dagli altri. Quello, in mezzo alle sue sofferenze, si sapeva
peccatore. Uno accumulava guadagni su guadagni, e tutti erano
peccati. L’altro cancellava i suoi peccati gemendo nei dolori.
Perciò, erano giuste queste parole rivolte al paralitico :
« Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati » ; infatti, con le sue
sofferenze compensava le sue colpe. Quanto al pubblicano, udì questa
parola : « Seguimi », cioè « Otterrai riparazione seguendomi, tu che
ti sei smarrito, seguendo il denaro ».
Sicuramente si dirà : perché il pubblicano, che sembra più
colpevole, riceve un dono più grande ? Infatti egli diventa subito
apostolo… Ha ricevuto lui il perdono ; e concede ad altri la
remissione dei peccati e illumina tutta la terra con lo splendore
della predicazione evangelica. Invece il paralitico è appena
ritenuto degno di ricevere il solo perdono. Vuoi sapere perché il
pubblicano ha ottenuto grazie più numerose ? È perché, secondo la
parola dell’Apostolo : « Laddove è abbondato il peccato, ha
sovrabbondato la grazia » (Rm 5, 20).
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IA
settimana Tempo Ordinario PRIMI
VESPRI Sabato
Dal trattato «Contro le eresie»
Le primizie della risurrezione del
Cristo
Sant’Ireneo
di Lione nel secondo
secolo
Il
Verbo di Dio si è fatto uomo e il Figlio di Dio si è fatto figlio
dell’uomo perché l’uomo, unito al Verbo e ricevendo l’adozione,
diventi figlio di Dio. In nessun altro modo avremmo potuto ricevere
l’incorruzione e l’immortalità se non con l’essere uniti
all’Incorrotto e all’Immortale. E come poi avremmo potuto essere
uniti all’incorruzione e all’immortalità se prima l’Incorrotto e
l’Immortale non si fosse fatto quello che siamo noi, perché ciò che
era corruttibile fosse assorbito dall’incorruzione, e ciò che era
mortale dall’immortalità e noi potessimo ricevere l’adozione a
figli? Il Figlio di Dio e nostro Signore è Verbo del Padre e Figlio
dell’uomo, poiché fu generato come uomo da Maria, che apparteneva al
genere umano ed era lei stessa creatura umana.
Perciò
fu lo stesso Signore a darci un segno nelle profondità della terra e
nelle altezze del cielo, un segno che l’uomo non aveva richiesto,
perché egli non aveva mai sperato che una vergine potesse diventare
madre, partorendo un figlio pur restando vergine. Mai si sarebbe
potuto immaginare che questo figlio fosse «Dio con noi»
(cfr. Is 7, 14; Mt 1, 23)
e discendesse nelle profondità della terra alla ricerca della pecora
che s’era smarrita, e che era poi sua creatura. Nessuno avrebbe
potuto pensare che risalendo in cielo per offrire e raccomandare al
Padre l’uomo che era stato ritrovato, facesse di se stesso la
primizia della risurrezione dell’uomo. Infatti come il capo è
risuscitato dai morti, così risorgerà anche il resto del corpo cioè
ogni uomo (…).
Il corpo poi riceve coesione e unità grazie ai vari legami che lo
alimentano e lo attivano secondo la funzione e la posizione di
ciascun membro. Nella casa di Dio ci sono dimore, perché vi sono
anche molte membra nel corpo.
Generoso fu dunque Dio il quale, venendo meno l’uomo, preordinò la
vittoria che gli avrebbe resa per mezzo del Verbo. Infatti poiché la
potenza trionfava nella debolezza, il Verbo mostrava la bontà e la
magnifica potenza di Dio.
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IIA
settimana Tempo Ordinario -
UR Domenica
LA CHIESA COME
FIGURA DI GESU’ CRISTO
di Dietrich
Bonhoeffer
In Cristo la figura
dell’uomo è stata creata di nuovo dinanzi a Dio. Riconoscere in
Cristo la propria immagine e la propria speranza non era questione
di luogo e di tempo, di clima, di razza, di singolo, di società di
religione o di inclinazione, era invece questione di vita o di morte
per l’umanità. Ciò che è accaduto a Cristo è accaduto all’umanità
intera. Il fatto che soltanto una parte dell’umanità riconosca la
figura del suo redentore è un mistero inspiegabile. Il desiderio di
colui che divenne uomo, di prendere forma in ogni singolo uomo, è
rimasto finora insoddisfatto. Egli, che portava la forma umana, può
prender forma soltanto in una piccola schiera di uomini: nella sua
Chiesa. “Formazione” significa dunque in primo luogo che Cristo
prende forma nella sua Chiesa. La persona stessa di Gesù Cristo
prende forma in essa: per indicare in modo chiaro e profondo questa
realtà il Nuovo Testamento chiama la Chiesa corpo di Cristo. Il
corpo è la persona. La Chiesa dunque non è la comunità religiosa
degli adoratori di Cristo, ma è il Cristo stesso che ha preso forma
fra gli uomini. La Chiesa può legittimamente chiamarsi corpo di
Cristo perché nel corpo di Gesù Cristo è veramente accolto l’uomo e
quindi tutti gli uomini lo sono. La Chiesa ha dunque la forma che in
realtà l’umanità intera dovrebbe avere.
La
Chiesa è l’uomo divenuto uomo, giudicato e risorto a nuova vita in
Cristo. Essa non riguarda dunque essenzialmente le cosiddette
funzioni religiose dell’uomo, ma riguarda l’uomo tutto intero nella
sua esistenza terrena e in tutti i suoi rapporti.
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IIA
settimana Tempo Ordinario
- VESPRI Domenica
Dall’invito
all’OTTAVARIO DI PREGHIERA PER L’UNITA’ dei CRISTIANI
di Dom Paul
Couturier nel gennaio 1938
Senza
chiudere volontariamente gli occhi sulle differenze per dissolverle
in un sincretismo distruttore di qualunque vera fede, cercheremo
innanzitutto ciò che ci avvicina per metterlo in rilievo. Così
verranno alla luce prospettive di convergenza nella quali apparirà
la necessità di negare tutto quanto c’è di negativo e di rivalutare
il nostro rispettivo indirizzo dogmatico.
Ne
verrà di conseguenza che l’aspetto intellettuale eclisserà quello
spirituale? No di certo. La preghiera rimarrà il centro, luminoso e
vivo, ricco di uno splendido irraggiamento, di universalità e di
simultaneità visibile attraverso la cristianità infranta, per
trascinarla, durante questi giorni dal 18 al 25 gennaio, o nei
giorni che seguono da vicino, sulle vie dell’unità.
L’insegnamento irenico di ricerche convergenti dato in ciascun
gruppo si arresterà sul limitare sacro di questa preghiera senza
introdurvi la molteplicità delle sue precisazioni, ma, dimostrandoci
la complessità del problema, ci getterà in ginocchio, nel Cuore di
Cristo, per ripetere tutti insieme, in un atto di amore unico e
immenso: “Venga, o Signore, quell’unità che Tu hai chiesto per tutti
coloro che Ti amano”.
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IIA
settimana Tempo Ordinario
- LODI
Martedì
Mc 2, 23-28
dimostrazioni, n°13, 1-2.13 ; SC 359, 589
Il
signore del sabato
di Sant’Afraate
nel quarto secolo
Per
mezzo di Mosè suo servo, il Signore ha domandato ai figli di Israele
di osservare il sabato. Disse loro: “ Sei giorni faticherai e farai
ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del
Signore” (Es 20,9)... Li avvertì: “Non farai alcun lavoro, né tu, né
tuo figlio, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo
bestiame”. Aggiunse anche: “Perché possano goder quiete il tuo bue e
il tuo asino e possano respirare i figli della tua schiava e il
forestiero” (Es 23,12)... Il sabato non è stato imposto come una
prova, una scelta da operare fra la vita e la morte, fra la
giustizia e il peccato come gli altri precetti secondo i quali
l’uomo può vivere o morire. No, il sabato, a suo tempo è stato dato
al popolo in vista del riposo – sia degli uomini che degli
animali...
Ascoltate ora quale è il sabato gradito al Signore. L’ha detto
Isaia: “Fate riposare lo stanco” (28,12). E altrove: “Quanti si
guardano dal profanare il sabato, restano fermi alla mia alleanza”
(56,4)... Il sabato non approfitta affatto ai cattivi, agli
assassini, ai ladri. Dio invece abita in coloro che scelgono quello
che piace a Dio e non commettono il male; in essi Dio fa la sua
dimora secondo la sua parola: “Abiterò in mezzo a loro e con loro
camminerò” (Lv 26,12; 2 Cor 6,16)... Noi dunque, custodiamo
fedelmente il sabato di Dio, cioè quello che piace al suo cuore.
Così entreremo nel sabato del grande riposo, il sabato del cielo e
della terra in cui ogni creatura si riposerà.
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IIA
settimana Tempo Ordinario
- VESPRI
Martedì
Mc 2,
23-28
Omelie
di Quaresima 1981
Il sabato è stato fatto per
l’uomo
di Papa
Benedetto XVI
Nel
racconto della creazione, il sabato è descritto come il giorno in
cui, nella libertà dell’adorazione, l’uomo partecipa della libertà,
del riposo e della pace di Dio. Celebrare il Sabato, è celebrare
l’Alleanza. Questo significa il ritorno alle origini, l’eliminazione
delle impurità che le nostre molte attività hanno trascinato con sè.
Questo vuole dire incamminarsi verso il mondo nuovo in cui non ci
saranno più né schiavi né padroni, ma soltanto dei figli di Dio
liberi, verso un mondo in cui l’uomo, gli animali e la terra
parteciperanno insieme e fraternamente della pace di Dio e della sua
libertà…
L’uomo però, ha rifiutato il riposo, il benessere che venivano di
Dio, l’adorazione con la sua pace e per la sua libertà, e così ha
finito col sottomettersi all’azione. Ha reso il mondo schiavo della
sua attività e così ha reso se stesso schiavo. Per questo motivo,
Dio doveva dare all’uomo il sabato che egi disdegnava. Rifiutando il
ciclo della libertà e del riposo che viene da Dio, l’uomo si è
allontanato dalla sua condizione di immagine di Dio e così ha
calpestato il mondo. Ecco perché occorreva strapparlo dalla
schiavitù al proprio lavoro. Per questo, Dio doveva fargli ritrovare
la sua autenticità, liberarlo dalla dominazione dell’azione. « Nulla
deve essere preferito al servizio di Dio » [scrive san Benedetto] -
in primo luogo l’adorazione, la libertà e il riposo che viene da
Dio. A questa condizione, l’uomo può vivere veramente.
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IIA
settimana Tempo Ordinario
LODI
Mercoledì
Mc 3, 1-6
Trattato
sui salmi, 91, 3,4-5,7 ; PL 9, 495-498
È lecito in giorno di sabato fare
il bene ?... salvare una vita ?
di
Sant’Ilario di Poitiers nel quarto secolo
Opera Dio in giorno di sabato? Certo che sì. Perché
altrimenti il cielo scomparirebbe, la luce del sole si spegnerebbe,
la terra perderebbe la sua consistenza, tutti i frutti si
appassirebbero e la vita degli uomini perirebbe se, a causa del
sabato, la forza costitutiva dell’universo cessasse di agire. Ma in
effetti, non c’è tregua. Sia durante il sabato che durante gli altri
sei giorni, gli elementi dell’universo continuano ad adempiere la
loro funzione. In questo modo
il Padre opera dunque in ogni tempo,
agisce nel Figlio nato da lui, e mediante il quale ha
fatto ogni cosa... Mediante il Figlio,
l’azione del Padre prosegue dunque anche in giorno di sabato.
Pertanto non c’è riposo in Dio, poiché nessun giorno vede cessare la
sua opera.
Questo è
quanto riguarda l’azione di Dio. Ma in cosa consiste il suo riposo?
L’opera di Dio, è l’opera di Cristo. E il riposo di Dio, è Dio, il
Cristo, poiché quanto appartiene a Dio è veramente in Cristo, a tal
punto che il Padre può riposarsi in lui.
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IIA
settimana Tempo Ordinario
-
VESPRI Mercoledì
TU, AMICO DELLA PACE
di
Sant’Agostino nel quinto secolo
E’ il momento questo di esortarvi ad
amare la pace
secondo tutte
le forze di cui il Signore vi fa dono,
e a pregare il
Signore per la pace.
La pace sia
nostra diletta, la nostra amica.
Vi sia con essa
indissolubile amicizia.
Sia il suo
abbraccio pieno di dolcezza.
Se ami, tieni,
possiedi la pace, puoi invitarne quanti vuoi
alla
partecipazione di questo possesso.
Anzi, i suoi
confini si allargano quanto più cresce
il numero di
coloro che la posseggono.
Una casa
terrena non contiene più di un certo numero di abitanti.
In quanto alla
pace essa cresce in proporzione del numero di abitanti.
In quanto alla
pace essa cresce in proporzione del numero di chi ne usufruisce.
Che cosa buona
è amare! Amare è già possedere.
E chi non
vorrebbe veder crescere ciò che ama?
Se vuoi con te
pochi partecipi della pace,
avrai una pace
ben limitata.
Allora che
prezzo avrà quel bene che potrai possedere
appena lo
amerai?
L’acquisto del nostro tesoro non
richiede prezzo.
Non devi andare
in cerca di un protettore
per
conseguirlo.
Eccolo lì dove
tu sei: basta che tu ami la pace,
ed essa
istantaneamente è con te.
La pace è un
bene del cuore e si comunica agli amici,
ma non come il
pane.
Se vuoi
distribuire il pane,
quanto più
numerosi sono quelli per cui lo spezzi,
tanto meno te
ne resta da dare.
La pace invece
è simile al
pane del miracolo che cresceva nella mani dei discepoli
mentre lo
spezzavano e lo distribuivano.
E intanto
abbiate la pace tra voi, fratelli.
Se volete
attirare gli altri alla pace, abbiatela tra voi per primi;
siate voi
innanzitutto saldi nella pace.
Per infiammarne
gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso.
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IIA
settimana Tempo Ordinario -
LODI Giovedì
Mc 3, 7-12
Diatèssaron, preghiera finale ; SC 12, 404
Una gran folla, sentendo ciò che
faceva, si recò da lui
di Sant’Efrem
nel quarto secolo
O
misericordie, elargite e dispensate su tutti gli uomini. Esse
dimorano in te, Signore, che nella tua compassione per tutti gli
uomini sei andato loro incontro. Con la tua morte, hai aperto loro i
tesori delle tue misericordie… Il tuo essere profondo infatti è
nascosto alla vista degli uomini, ma abbozzato nei loro minimi
movimenti. Le tue opere ci procurano lo schizzo del loro Autore, e
le creature ci indicano il loro Creatore
(Sap 13,1 ; Rm 1,20),
perché noi potessimo toccare colui che si sottrae alla ricerca
intellettuale, ma si lascia vedere nei suoi doni. È difficile
giungere ad essergli presenti faccia a faccia, ma è facile
avvicinarsi a lui.
Le
nostre azioni di grazie non bastano, ma ti adoriamo in ogni cosa per
il tuo amore verso tutti gli uomini. Tu distingui ognuno di noi, nel
fondo del nostro essere invisibile, mentre siamo tutti uniti
fondamentalmente mediante l’unica natura di Adamo… Adoriamo te, che
hai posto ognuno di noi in questo mondo, che ci hai affidato tutto
ciò che vi si trova, e che ce ne separerai, nell’ora che non
conosciamo. Adoriamo te, che hai messo la parola sulla nostra bocca
perché potessimo presentarti le nostre richieste. Ti acclama Adamo,
che riposa nella pace, e anche noi che siamo la sua posterità,
perché siamo tutti beneficiari della tua grazia. I venti ti lodano,…
la terra ti loda,… i mari ti lodano,… gli alberi ti lodano,… anche
le piante e i fiori ti benedicono… Tutte le cose si raccolgano e
uniscano la loro voce per lodarti, rivaleggiando in azioni di grazie
per tutte le tue bontà, e unite nella pace per benedirti ; tutte le
cose alzino insieme per te un’opera di lode.
Spetta a noi tendere verso di te ogni nostra volontà, e spetta a te
riversare su di noi un po’ della tua pienezza, perché la tua verità
ci converta e così scompaia la nostra debolezza che, senza la tua
grazia, non può giungere a te, Maestro di ogni dono.
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IIA
settimana Tempo Ordinario -
VESPRI Giovedì
Il mistero dell’unità della Chiesa
da “Unitatis
Redintegratio”
Lo Spirito
Santo che abita nei credenti e riempie e regge tutta la Chiesa,
produce questa meravigliosa comunione dei fedeli e li unisce tutti
così intimamente in Cristo, da essere il principio dell’unità della
Chiesa. Egli realizza la diversità di grazie e di ministeri, e
arricchisce di funzioni diverse la Chiesa di Gesù Cristo “per
rendere atti i santi a compiere il loro ministero, affinché sia
edificato il corpo di Cristo”
(Ef 4, 12).
Gesù Cristo
vuole che il suo popolo, per mezzo della fedele predicazione del
Vangelo, dell’amministrazione dei sacramenti e del governo amorevole
da parte degli apostoli e dei loro successori, cioè i vescovi con a
capo il successore di Pietro, sotto l’azione dello Spirito Santo,
cresca e perfezioni la sua comunione nell’unità: nella confessione
di una sola fede, nella comune celebrazione del culto divino e nella
fraterna concordia della famiglia di Dio.
Così la
Chiesa, unico gregge di Dio, quale segno elevato alla vista delle
nazioni, mettendo a servizio di tutto il genere umano il Vangelo
della pace, compie nella speranza il suo pellegrinaggio verso la
meta che è la patria celeste.
Questo è il
sacro mistero dell’unità della Chiesa, in Cristo e per mezzo di
Cristo, mentre lo Spirito Santo opera la varietà dei ministeri. Il
supremo modello e principio di questo mistero è l’unità nella
Trinità delle Persone di un solo Dio Padre e Figlio nello Spirito
Santo.
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IIA
settimana Tempo Ordinario -
LODI - venerdì
LIBRO DI VITA
Capitolo
“Gerusalemme” § 174
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IIA
settimana Tempo Ordinario
- VESPRI Venerdì
da “Dialoghi con Athenagoras “ O. Clement,p.173-174
Ritornare all’Evangelo
del Patriarca
Athenagoras
Bisogna ritenere di ogni cosa ciò che è buono, dice Apostolo. La
ricerca di libertà, di giustizia, di collaborazione fraterna, la
ricostruzione del mondo per mezzo della tecnica e dell’intelligenza
dell’uomo, una più equa ripartizione dei beni della terra, la
rinascita di popolazioni e di culture da molto tempo asservite,
l’emancipazione della donna, la valorizzazione dei lavoratori: tutto
deve essere segretamente vivificato dalla risurrezione, tutto deve
convergere verso la trasfigurazione finale.
Ci
vuole un rinnovamento che fiorisca un po’ dappertutto nel mondo
cristiano. Ma io credo che la condizione principale, basilare, non
possa essere che l’unione dei cristiani, chiamati a uscire insieme
nel mondo per porsi al servizio dell’uomo. Cristo ha pregato perché
noi fossimo una cosa sola, affinché il mondo creda. Poco per volta
la fiducia viene a sostituire la paura e il disprezzo che così a
lungo hanno dominato fra le Chiese, o meglio all’interno della
Chiesa, o meglio all’interno della Chiesa di Cristo, poiché non
esiste che una sola Chiesa.
Ci
parliamo come fratelli, preghiamo insieme. L’amore nasce sul volto
della Chiesa e la trasfigura: Chiesa e cristianesimo cominciano ad
unificarsi nella loro comune sorgente, che è l’Evangelo e
l’Eucaristia .
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IIA
settimana Tempo Ordinario
LODI
Sabato
Mc 3, 7-12
Conferenza 13
Venite a me voi tutti
di Giovanni
Cassiano nel quinto secolo
Dio
non ha creato l’uomo perché si perdesse, bensì perché vivesse in
eterno ; questo disegno rimane immutabile… Infatti, « Egli vuole che
tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della
verità » (1 Tm 2, 4).
Questa è la volontà del Padre vostro celeste, dice Gesù, « che non
si perda neanche uno solo di questi piccoli »
(Mt 18, 14).
E altrove sta scritto : « Dio non vuole che alcuna anima perisca ;
usa pazienza affinché tutti abbiano modo si pentirsi »
(2 Sm 14, 14 ; 2 Pt 3, 9).
Dio è veritiero ; non mentisce quando dichiara sotto giuramento :
« Com’è vero ch’io vivo, io non godo della morte dell’empio, ma che
l’empio desista dalla sua condotta e viva »
(Ez 33, 11).
Possiamo allora pensare, senza commettere un sacrilegio enorme, che
egli voglia la salvezza soltanto di alcuni, e non di tutti in
generale ? Chiunque si perda, si perde contro la volontà di Dio.
Ogni giorno egli grida verso di lui : « Convertitevi dalla vostra
condotta perversa ! Perché volete perire, o casa d’Israele ? »
(Ez 33, 11).
E di nuovo, insiste : « Perché allora questo popolo si ribella con
continua ribellione ? Hanno indurito la faccia più di una rupe, non
vogliono convertirsi » (Ger
8, 5 ; 5, 3). Quindi la
grazia di Cristo è sempre a vostra disposizione. Poiché egli vuole
che tutti gli uomini siano salvati, li chiama tutti, nessuno
escluso. « Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e
io vi ristorerò » (Mt 11,
28).
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IIA
settimana Tempo Ordinario -
PV
Sabato
Dal trattato «Contro le eresie» di sant'Ireneo, vescovo
(Lib. 1, 10, 1-3; PG 7, 550-554)
La proclamazione della verità
di Sant’Ireneo
di Lione nel secondo secolo
La
Chiesa, sparsa in tutto il mondo, fino agli ultimi confini della
terra, ricevette dagli apostoli e dai loro discepoli la fede
nell'unico Dio, Padre onnipotente, che fece il cielo la terra e il
mare e tutto ciò che in essi è contenuto
(cfr. At 4, 24).
La Chiesa accolse la fede nell'unico Gesù Cristo, Figlio di Dio,
incarnatosi per la nostra salvezza. Credette nello Spirito Santo che
per mezzo dei profeti manifestò il disegno divino di salvezza: e
cioè la venuta di Cristo, nostro Signore, la sua nascita dalla
Vergine, la sua passione e la risurrezione dai morti, la sua
ascensione corporea al cielo e la sua venuta finale con la gloria
del Padre. Allora verrà per «ricapitolare tutte le cose»
(Ef 1, 10)
e risuscitare ogni uomo, perché dinanzi a Gesù Cristo, nostro
Signore e Dio e Salvatore e Re secondo il beneplacito del Padre
invisibile «ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto
terra, e ogni lingua lo proclami»
(Fil 2, 10) ed egli pronunzi su
tutti il suo giudizio insindacabile.
Avendo
ricevuto, come dissi, tale messaggio e tale fede, la Chiesa li
custodisce con estrema cura, tutta compatta come abitasse in
un'unica casa, benché ovunque disseminata. Vi aderisce unanimemente
quasi avesse una sola anima e un solo cuore. Li proclama, li insegna
e li trasmette all'unisono, come possedesse un'unica bocca.
Benché
infatti nel mondo diverse siano le lingue, unica e identica è la
forza della tradizione. Per cui le chiese fondate in Germania non
credono o trasmettono una dottrina diversa da quelle che si trovano
in Spagna o nelle terre dei Celti o in Oriente o in Egitto o in
Libia o al centro del mondo. Come il sole, creatura di Dio, è unico
in tutto l'universo, così la predicazione della verità brilla
ovunque e illumina tutti gli uomini che vogliono giungere alla
conoscenza della verità. E così tra coloro che presiedono le chiese
nessuno annunzia una dottrina diversa da questa, perché nessuno è al
di sopra del suo maestro.
Si
tratti di un grande oratore o di un misero parlatore, tutti
insegnano la medesima verità.
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
UR - Domenica
Omelia,
10-12 ; PG 88, 1860-1866
Venite a vedere il luogo dove era
deposto
di San
Giovanni Crisostomo nel quarto secolo
« Venite a vedere il luogo dove era deposto »
(Mt 28,6)…
Venite a vedere il luogo dove è stato redatto l’atto che garantisce
la vostra risurrezione. Venite a vedere il luogo dove la morte è
stata sepolta. Venite a vedere il luogo dove un corpo, chicco di
grano non seminato da mano d’uomo, ha prodotto una moltitudine di
spighe per l’immortalità… « Andate ad annunziare ai miei fratelli
che vadano in Galilea e là mi vedranno. Annunziate ai miei discepoli
i misteri che avete contemplati. »
Questo ha detto il Signore alle donne. E anche ora, sulla riva della
piscina battesimale, sta, invisibile, vicino ai credenti, abbraccia
i neobattezzati come amici e fratelli… Colma i loro cuori e le loro
anime di esultanza e di gloria. Lava le loro macchie nelle fonti
della sua grazia. Unge col profumo dello Spirito coloro che sono
stati rigenerati. Il Signore diviene colui che li nutre e diviene
loro cibo. Procura ai suoi servi la loro parte del cibo spirituale.
Dice a tutti i fedeli : « Prendete, mangiate il pane del cielo,
ricevete la fonte che zampilla dal mio costato, alla quale sempre si
può attingere, senza mai inaridirla. Voi che avete fame, saziatevi ;
voi che avete sete, inebriatevi del vino sobrio e salutare. »
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
VESPRI Domenica
Mc 1,14-20
Convertitevi e credete al Vangelo
di Paolo VI
Cristo, che sempre nella sua vita fece quello che insegnò, prima di
iniziare il suo ministero, passò quaranta giorni e quaranta notti
nella preghiera e nel digiuno, e inaugurò la sua missione pubblica
col lieto messaggio: “Il regno di Dio è vicino”, cui tosto aggiunse
il comando: “Convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 15).
Queste parole costituiscono in certo modo il compendio di tutta la
vita cristiana. Al regno annunciato da Cristo si può accedere
soltanto mediante la “metànoia”, cioè attraverso quell’intimo e
totale cambiamento e rinnovamento di tutto l’uomo, di tutto il suo
sentire, giudicare e disporre, che si attua in lui alla luce della
santità e della carità di Dio, santità e carità che, nel Figlio, a
noi si sono manifestate e comunicate con pienezza.
L’invito del Figlio alla “metànoia” diviene più indeclinabile in
quanto egli non soltanto lo predica, ma in se stesso ne offre
l’esempio. Cristo infatti è il modello supremo dei penitenti: ha
voluto subire la pena per i peccati non suoi, ma degli altri.
Dinanzi a Cristo, l’uomo è illuminato da una luce nuova, e per
conseguenza riconosce sia la santità di Dio, sia la gravità del
peccato; attraverso la parola di Cristo viene trasmesso il messaggio
che invita alla conversione e concede il perdono dei peccati, doni
questi che egli pienamente consegue nel battesimo. Tale sacramento,
infatti, lo configura alla Passione, alla Morte e alla Risurrezione
del Signore, e sotto il sigillo di questo Mistero pone tutta la vita
futura del battezzato.
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
LODI martedì
IO
SONO LA PORTA
di
Guglielmo di St.Thierry al XII secolo
Signore, odo parlare di quel Giorno di Festa…in cui si
trovano riuniti in una stessa assemblea tutti quei giusti che, dal
principio del mondo ti sono stato graditi, tutte le sante e tutti i
santi.
Per sempre hanno fissato la loro dimora in seno a questa
Festa eterna. Se basta vederne due o tre riuniti nel tuo nome
quaggiù, e tu in mezzo a loro, per constatare il fascino di questa
coabitazione, tutta penetrata di Spirito Santo, che dire di questo
luogo nel quale hai riunito tutti i santi che hanno posto la tua
alleanza al di sopra dei sacrifici e che divenuti come cieli,
annunciano la tua giustizia?
Hai dichiarato a tutti apertamente: “Io sono la Porta, se
qualcuno entra attraverso di me avrà la salvezza”. Dunque sei tu la
Porta e secondo ciò che aggiungi apri a coloro che vogliono entrare.
Ma a che serve avere una porta aperta in cielo se non c’è modo di
salirvi? Paolo ci dà la risposta: “Colui che ascende è Colui che ne
è disceso”. Ed è l’amore che dai nostri cuori sale verso di te: è
l’amore che da te è disceso fino a noi. Tu sei disceso per amore; se
ti amiamo potremo salire fino a te. Ma tu che dici “sono la Porta!”
te ne scongiuro, nel tuo Nome, apriti davanti a noi! E allora noi
vedremo di quale dimora tu sei la Porta.
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
VESPRI martedi
CRISTO
E’ RISORTO E ATTIRA A SE’ LA STORIA INTERA
di Giorgio
La Pira
Se Cristo è risorto (e lo è), allora il “punto propulsivo”
il “punto di Archimede” della storia intiera del mondo (cosmica e
umana; individuale e collettiva) è Lui; il corso intiero dei secoli
fa centro in Lui (Alfa e Omega; principio e fine; primo e ultimo: Ap.
22,13); allora, è “vera” la grazia che da Lui – per tutti gli uomini
e tutti i popoli – deriva (Gv. 1,16; 4,15); allora è “vera” –
“necessitante”, in un certo senso, per tutti gli uomini e per tutti
i popoli, per tutta la storia – la Chiesa, da Lui disegnata a
Cesarea (Mt. 16,18) e lanciata – per opera dello Spirito Santo – a
Pentecoste (At. 2,2ss) e da Lui sostenuta ogni giorno, nel corso
intiero dei secoli (Mt. 28,20); allora sono “vere”, “valide”,
ineliminabili – nella struttura e nella dinamica della Chiesa e
della storia – le “missioni” da Lui affidate per tutte le genti (Mt.
28,19), a Pietro e Paolo (At. 9,15), a tutti gli apostoli (alla
Chiesa, perciò) per pervenire sino alla “pienezza degli ebrei” ed
alla “pienezza dei gentili” (Rm.11,25); allora è fondamentalmente
“vero”, fondamentalmente “valido” (nonostante tutti i limiti e tutte
le deficienze) l’intiero corso bimillennario della storia della
Chiesa in “espansione missionaria” verso le genti (investito
l’impero romano; investiti i barbari; investita l’Europa; investita
l’Asia; l’America; investiti tutti i popoli nuovi; e
“l’investimento” odierno degli stati cosiddetti atei).
Allora, in conclusione, la storia intiera – e quella del
nostro tempo, perciò – va vista (per essere interpretata nel suo
fondo, nel suo valore, nella sua struttura e nel suo fine) da un
solo angolo visuale: quello di Cristo Risorto e del “progetto di
signoria” che Egli, mediante la Chiesa, deve realizzare (nonostante
la libertà, la indocilità e la responsabilità degli uomini) nel
corso dei millenni (Ap. 20,1ss)
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
LODI mercoledì
ESORTAZIONE ALLA VIGILANZA
di San Pier
Damiano all’XI secolo
Lo sapete bene,
fratelli, è proprio là dove resta una scintilla di fuoco che si
avvicina la paglia. Perché si dovrebbe soffiare là dove il calore si
è spento? Se io non avessi fiducia nel fatto che da voi sta per
realizzarsi un rinnovamento per grazia di Cristo, troverei superfluo
continuare ad esortarvi… Dunque, carissimi, riprendete forza con
l’aiuto di Cristo e fedeli all’impegno che avete preso con Lui,
combattete con le sue armi, non con mollezza, debolmente, ma con
fervore e audacia…
Ricordate ciò che viene
detto all’Angelo della Chiesa di Sardi: “Svegliati! Rianima e
rinvigorisci ciò che resta della tua vita e che sta per morire.
Perché non ho trovato le tue opere perfette di fronte al mio Dio!…
Poiché lo spirito umano non
può astenersi dall’amare qualche cosa, se lo si circonda con la
muraglia delle virtù, non potendosi in nessun modo dilatare
all’intorno, è necessariamente attratto al di sopra di sé. Quando il
nostro spirito comincia a riposare in tal modo nel suo Autore e a
gustare la soavità delle delizie interiori, subito vomita tutto ciò
che giudica contrario alla legge divina, aborrisce tutto ciò che
stona con la regola della giustizia celeste.
Se la parola dell’apostolo
vivesse in noi quando dice “portiamo sempre nel nostro corpo il
morire di Gesù”, nel momento in cui l’amore carnale non trovasse più
spazio per spandersi, necessariamente la nostra gioia sarebbe
trasportata e sospesa in Dio e il nostro fuoco brucerebbe ardente
perché non avrebbe più lo spazio per disperdersi.
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
VESPRI mercoledì
PORTANDO IN
NOI CRISTO POSSIAMO GIUNGERE ALLA VITA SENZA FINE
dagli
scritti attribuiti a Pseudomacario
L’anima, quando viene
ritenuta degna di avere parte alla chiarità luminosa dello Spirito,
venendo illuminata da questo splendore ineffabile si trasforma nella
dimora adatta a riceverlo. Essa è allora tutta luce, tutto viso,
tutto occhio, nessuna parte in lei è priva dello spirituale
occhio della luce. Niente è tenebroso in lei, essa è luce, spirito e
capacità visiva. Tutto in lei è chiaro e semplice, essendo accesa
dalla luce di Cristo che in lei ha stabilito la sua dimora.
Quando il pittore è intento a fare il ritratto del re ne
deve avere davanti il volto, cosicché quando il re posa davanti a
lui con abilità e grazia lo ritrae, ma se il re è girato dalla parte
opposta il pittore non può compiere l’opera sua, perché il suo
occhio non ne vede il volto. Così Cristo, pittore perfetto, dipinge
i lineamenti del suo volto di uomo celeste su quei fedeli che sono
verso di Lui costantemente orientati… Se qualcuno non lo fissa di
continuo, disprezzando ogni cosa a Lui contraria, non avrà di se
stesso l’immagine del Signore disegnata dalla sua luce.
Il
nostro volto sia sempre in Lui fisso, con fede e amore, trascurando
tutto per essere solo in Lui intenti, affinché nel nostro intimo
s’imprima la sua immagine, e così portando in noi Cristo possiamo
giungere alla vita senza fine.
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
LODI giovedì
SULL’ORAZIONE
di S.Teresa
d’Avila nel XVI secolo
Del bene che attinge chi pratica l’orazione, intendo dire l’orazione
mentale, hanno parlato molti santi e buoni scrittori. Ne sia
ringraziato il Signore! E se così non fosse, per poco umile che io
sia, non sono però tanto superba d’arrischiarmi io a parlarne.
Posso dire soltanto quello
di cui ho fatto esperienza, ed è che, per quanti peccati faccia, chi
ha incominciato a praticare l’orazione non deve abbandonarla,
essendo il mezzo con il quale potrà riprendersi, mentre senza di
essa sarà molto più difficile. E che il demonio non abbia a
tentarlo, come ha fatto con me, a lasciare l’orazione per umiltà;
sia convinto che la parola di Dio non può mancare, che con un
sincero pentimento e con il fermo proposito di non ritornare ad
offenderlo si ristabilisce l’amicizia di prima ed egli ci fa le
stesse grazie, anzi, a volte, molte di più, se il nostro pentimento
lo merita.
Quanto a coloro che non
hanno ancora incominciato, io li scongiuro, per amore del Signore,
di non privarsi di tanto bene. Qui non c’è nulla da temere, ma tutto
da desiderare, perché, anche se non facessero progressi né si
sforzassero d’esser perfetti, così da meritare le grazie e i favori
che Dio riserva agli altri, per poco che guadagnassero,
giungerebbero a conoscere il cammino del cielo; e, perseverando
nell’orazione, spero molto per essi nella misericordia di Dio, che
nessuno ha mai preso per amico senza esserne ripagato; per me
l’orazione mentale non è altro se non un rapporto d’amicizia, un
trovarsi frequentemente da soli a soli con chi sappiano che ci ama.
E se voi ancora non l’amate (infatti, perché l’amore sia vero e
l’amicizia durevole dev’esserci parità di condizioni e invece
sappiamo che quella del Signore non può avere alcun difetto, mentre
la nostra consiste nell’essere viziosi, sensuali, ingrati), cioè se
non potete riuscire ad amarlo quanto si merita, non essendo egli
della vostra condizione, nel vedere, però, quanto vi sia di
vantaggio avere la sua amicizia e quanto egli vi ami, sopportate
questa pena di stare a lungo con chi è tanto diverso da voi.
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
VESPRI giovedì
DIO NON CI CHIEDE
ALTRO CHE LA CONVERSIONE
di Anfilochio,
vescovo
“Uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli
entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola” (Lc 7,36). O grazia
infinita, o ineffabile bontà! Egli è il medico che cura tutte le
malattie, per giovare a tutti, cattivi e buoni, ingrati e
riconoscenti. Per questo, invitato dal fariseo, entra in quella casa
finora frequentata da empi. Dove c’era un fariseo, c’era una sentina
del male, un covo di peccatori, la dimora della superbia. E
nonostante quella casa fosse in simile stato, il Signore non rifiuta
di entrarvi, e con ragione.
Acconsente volentieri
all’invito del fariseo, e lo fa con delicatezza, senza rimproverare
la sua condotta, anzitutto perché vuole santificare gli invitati,
l’ospite con la sua famiglia e la gioia della mensa. Poi perché
sarebbe venuta la peccatrice e avrebbe manifestato il suo fervido e
ardente anelito di penitenza; perciò acconsentì all’invito del
fariseo, perché quella donna, deplorando i suoi peccati davanti agli
scribi e ai farisei, insegnasse in che modo i peccatori devono
riconciliarsi con Dio.
“Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città,
stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di
lacrime” (Lc 7, 37-38). Lodiamo dunque questa donna, che s’è
meritata l’onore di tutto il mondo: ha toccato quei piedi
immacolati, ha ricevuto in sorte con Giovani il corpo di Cristo.
Questi, infatti, riposò sul Suo petto, dal quale doveva attingere la
dottrina divina; lei invece abbracciò quei piedi che camminavano per
noi. Cristo poi, che non giudica il peccato ma loda il pentimento,
non punisce le colpe passate, ma guarda al futuro, non ricordando i
peccati di lei onora la donna e loda il pentimento, giustifica le
lacrime e premia il proposito. Il fariseo invece, vedendo il
miracolo, ne ha l’anima scossa e spinto dall’invidia non crede al
pentimento della donna, tacciandolo di ignoranza: “Se costui fosse
un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca”
(Lc 7, 39).
Ma Cristo parla in questo modo al fariseo mormoratore:
“Simone, ho una cosa da dirti” (Lc 7, 40). O grazie ineffabile, o
bontà infinita! Dio e l’uomo parlano insieme; Cristo gli presenta un
problema e un insegnamento di bontà per vincere la malvagità di lui:
“Ed egli: Maestro, dì pure”. “Un creditore aveva due debitori” (Lc
7, 40-41). Ammira la sapienza di Dio: non parla della donna, perché
costui non giri malignamente la risposta. “L’uno, dice, gli doveva
cinquecento denari, l’altro cinquanta denari. Non avendo essi da
restituire, condonò il debito a tutti e due” (Lc 7, 41-42).
Condonò a chi non aveva, non a chi non voleva. Altro
infatti è non avere, altro non volere. Per esempio: Dio non chiede
niente a noi se non il pentimento, perché vuole che siamo sempre
lieti e che ci affrettiamo alla penitenza. Se quindi perdona a chi
vuole pentirsi, dimostra che la nostra penitenza non è adeguata alla
gravità dei nostri peccati: non riusciamo a pagare il debito non
perché non vogliamo, ma perché non abbiamo la possibilità. “Non
avendo essi da restituire condonò il debito a tutti e due. Chi
dunque di loro lo amerà di più? Simone rispose: Suppongo quello a
cui ha condonato di più. Gli disse Gesù: Hai giudicato bene; e,
volgendosi verso la donna, disse a Simone: Vedi questa donna
peccatrice, respinta da te e da me accolta? Da quando sono entrato
non ha cessato di baciarmi i piedi. Per questo ti dico: le sono
perdonati i suoi molti peccati (Lc 7, 42-44.45.47). Tu, quando mi
hai ricevuto come convitato, non mi hai onorato con un bacio, non mi
hai profumato con l’unzione: questa invece, chiedendo perdono di
tanti peccati, mi ha reso onore anche con le lacrime. Tutti voi
dunque, qui presenti, imitate ciò che avete ascoltato ed emulate il
pianto della peccatrice. Lavate il vostro corpo non con l’acqua ma
con le lacrime: rivestitevi non di seta ma con la veste incorrotta
della continenza, per conseguire la stessa gloria, rendendo grazie
all’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. A lui sia gloria,
onore e adorazione col Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre, nei
secoli eterni. Amen.
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
LODI venerdì
AMA E AVRAI IL REGNO: AMA E
POSSEDERAI
di
Sant’Anselmo Vescovo (dalle “Lettere”)
Fratelli carissimi, Dio proclama che ha messo in vendita il regno
dei cieli; e questo regno è così eccelso che la sua beatitudine e
gloria “occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore
di uomo” (1 Cor 2,9). Ma affinché tu possa pensarlo in
qualche maniera, sappi che chiunque meriterà di regnare lassù,
troverà in cielo e in terra tutto ciò che vorrà; quello invece che
non vorrà, non lo troverà né in cielo né in terra. Sarà infatti così
grande l’amore fra Dio e quelli che vi si troveranno, e l’unione
vicendevole, che tutti si ameranno l’un l’altro come se stessi; e
tutti però ameranno Dio più di se stessi. Perciò in cielo nessuno
vorrà se non ciò che Dio vuole e quello che uno vorrà lo vorranno
tutti; e ciò che vorrà uno o tutti insieme, lo vorrà Dio. Perciò
chiunque avrà un desiderio lo vedrà realizzato, sia riguardo a se
stesso che a tutti gli altri e a ogni creatura, come pure riguardo a
Dio. E così i singoli saranno del perfetti sovrani perché tutto ciò
che essi vorranno si effettuerà; e tutti insieme con Dio saranno un
solo re e come un sol uomo, perché tutti vorranno una cosa sola e
ciò che vorranno si realizzerà.
Da
cielo Dio proclama che tutto ciò è in vendita.
Se
uno domanda a quale prezzo, gli vien risposto: non ha bisogno di un
compenso terreno chi vuol dare il regno del cielo, né alcuno può
dare a Dio ciò che non possiede, perché tutto ciò che esiste
appartiene a lui. D’altra parte Dio non dà del tutto gratuitamente
una cosa di tanto valore, perché non la dà a chi non ama. Nessuno
infatti dà ciò che ha più caro a chi non l’ama. Dio quindi non ha
bisogno di qualcosa di tuo, né deve dare una cosa tanto grande a chi
non si cura di amarla: non cerca che l’amore, senza il quale non è
tenuto a dare nulla. Dagli dunque l’amore e otterrai il segno: ama
ed avrai.
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
VESPRI venerdì
L’OPERA DELLO SPIRITO SANTO
NELL’UOMO
di
Sant’Antonio il Grande nel III Secolo
Lo
Spirito santo unendosi con l’intelletto…gli insegna a tenere il
corpo in ordine, il corpo tutto intero dalla testa ai piedi: gli
occhi affinché guardino con purezza; le orecchie perché ascoltino in
pace. La lingua affinché non dica che il bene; le mani affinché si
mettano in movimento solamente per essere elevate nella preghiera e
per compiere le opere di carità. Il ventre perché mantenga i suoi
limiti dovuti all’uso del cibo e delle bevande, i piedi perché
camminino diritti nella volontà di Dio. In tal modo tutto il corpo
si abitua al bene e si trasforma, assoggettandosi al potere delle
Spirito Santo, in modo tale che finisce per partecipare, in una
certa misura, a quelle proprietà del corpo spirituale che deve
ricevere nella resurrezione dei giusti.
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
LODI sabato
CRESCERE NELLA SPERANZA DELL’IMMORTALITA’
di S.Gemma
Galgani
Quante volte diciamo d’esser naufraghi in un tempo che fugge da noi,
inesorabilmente. E non vediamo il sole che ancora irraggia fecondo,
l’atmosfera che aiuta la nostra sopravvivenza, e rende possibile la
continuità di un frutto interminabile… Ma s’abbandona in Dio, chi ha
compreso la vera povertà; questi, pur spogliato di tutto, si sente
interiormente arricchito. Cade sotto le forbici del vendemmiatore il
tralcio infruttuoso, ma la potatura fa germogliare misteriosi
gettiti di vita. Distaccati da ciò che è accessorio, non essenziale,
diveniamo più liberi e ricchi interiormente. La vera ricchezza è
all’interno, la vera felicità, dobbiamo confessare con realismo
soprannaturale, la portiamo in noi, inestimabile dono di Dio. Ogni
nostro limite può, se vogliamo, estendersi all’infinito; ogni nostra
esigenza reale può essere appagata eternamente. La malinconia si
dissolve, la tristezza svanisce quando abbiamo in noi “bello
costante”. Se l’anima è docile alla grazia, un vento serenatore
dirada le nuvole e rinsalda le radici. La povertà del passato
diventa ansia di possesso per l’avvenire. Le spine fioriscono in
rose. “Non dobbiamo meravigliarci”, scrive un poeta
francese “che le rose abbiano le spine. Dobbiamo piuttosto
meravigliarci che dalle spine fioriscano le rose”. Un cristiano
vive in questa divina certezza. La sua casa, è pur sempre la casa di
un figlio, il cui Padre è Dio. Anzi, “poverello” che sia, nel suo
corpo scende a convivere insieme la Famiglia trinitaria. E tutto il
suo essere cresce nella speranza dell’immortalità.
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IIIA
settimana Tempo Ordinario -
PRIMI VESPRI sabato
IL DONO DELLA PREGHIERA
di Jean Lafranche
Più si
progredisce nella vita di preghiera o nell’educazione alla
preghiera, più ci si convince che vi è una sola cosa da dire a
coloro che vogliono imparare a pregare: PERSEVERATE. “Dio, dice san
Giovanni Climaco, fa dono della preghiera a colui che prega”. Non si
può insegnare a qualcuno a pregare, così come non si può insegnargli
ad amare, a gioire o a piangere. Occorre semplicemente lasciare che
la vita trinitaria respiri in noi. E’ soltanto lo Spirito Santo
nascosto in fondo al nostro cuore che può insegnarci a pregare. La
sola cosa che noi possiamo fare è disporci ad accogliere il dono
della preghiera.
A proposito
della preghiera, il Cristo ci dice ben poche cose: bisogna entrare
nella propria camera, tacere, chiudere la porta e pregare il Padre
in segreto, cioè far uscire dal proprio cuore tutte le
preoccupazioni che ci assalgono legittimamente e molto spesso anche,
dobbiamo riconoscerlo, illegittimamente. Invece insiste moltissimo
sulla fiducia e la perseveranza; bisogna chiedere, cercare, bussare
e soprattutto non scoraggiarsi, né stancarsi mai. Per farci ben
comprendere questa perseveranza, egli prende il paragone dell’amico
importuno e del giudice iniquo: bisogna chiedere “senza vergognarsi”
(Lc 11,8) e anche “annoiare” Dio al punto di rompergli la
testa” (Lc 18,5). Osserviamo la forza delle espressioni
utilizzate da Gesù e al tempo stesso la bontà del Padre che si
lascia commuovere nella misura stessa della fiducia di colui che lo
prega (Lc 18, 7-8).
Del resto
questa perseveranza è direttamente collegata alla fede e alla
fiducia: la preghiera piena di fede è capace di spostare le montagne
e gli alberi: “Abbiate fede in Dio! Uno potrebbe anche dire a questa
montagna: ‘Levati e buttati nel mare!’. Se nel suo cuore egli non ha
dubbi, ma crede che accadrà quello che dice, state certi che gli
accadrà veramente. Perciò vi dico: tutto quello che domanderete
nella preghiera, abbiate fiducia di ottenerlo e vi sarà dato!.
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IVA
settimana Tempo Ordinario -
UR
Domenica
CRISTO E’ RISORTO E ATTIRA A SE’ LA STORIA INTERA
di Giorgio
La Pira
Se Cristo è risorto,e lo è, allora il “punto propulsivo” il
“punto di Archimede” della storia intiera del mondo - cosmica e
umana; individuale e collettiva - è Lui; il corso intiero dei secoli
fa centro in Lui, Alfa e Omega; principio e fine; primo e ultimo: (Ap.
22,13); allora, è “vera” la grazia
che da Lui – per tutti gli uomini e tutti i popoli – deriva
(Gv. 1,16; 4,15); allora è “vera” – “necessitante”, in
un certo senso, per tutti gli uomini e per tutti i popoli, per tutta
la storia – la Chiesa, da Lui disegnata a Cesarea
(Mt. 16,18)
e lanciata – per opera dello Spirito Santo – a Pentecoste
(At. 2,2ss) e da Lui sostenuta ogni giorno,
nel corso intiero dei secoli
(Mt. 28,20);
allora sono “vere”, “valide”, ineliminabili – nella struttura e
nella dinamica della Chiesa e della storia – le “missioni” da Lui
affidate per tutte le genti
(Mt. 28,19), a Pietro e Paolo
(At. 9,15), a tutti gli apostoli per
pervenire sino alla “pienezza degli ebrei” ed alla “pienezza dei
gentili”
(Rm.11,25);
allora è fondamentalmente “vero”, fondamentalmente “valido”,
nonostante tutti i limiti e tutte le deficienze, l’intiero corso
bimillennario della storia della Chiesa in “espansione missionaria”
verso le genti…
Allora, in conclusione, la storia intiera – e quella del
nostro tempo, perciò – va vista - per essere interpretata nel suo
fondo, nel suo valore, nella sua struttura e nel suo fine - da un
solo angolo visuale: quello di Cristo Risorto e del “progetto di
signoria” che Egli, mediante la Chiesa, deve realizzare, nonostante
la libertà, la indocilità e la responsabilità degli uomini, nel
corso dei millenni
(Ap. 20,1ss)
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IVA
settimana Tempo Ordinario - VESPRI Domenica
Commento sul
vangelo di Marco, PL 2, 137-138
Mc 1,21-28
Una
dottrina nuova insegnata con autorità
di San
Girolamo nel quinto secolo
Gesù
si recò dunque nella sinagoga di Cafàrnao e si mise ad insegnare. Ed
erano stupiti del suo insegnamento, perché parlava loro “come uno
che ha autorità e non come gli scribi”. Non diceva per esempio:
“Parola del Signore!” oppure: “Così dice colui che mi ha mandato”.
No. Gesù parlava in nome proprio: era lui infatti ad aver parlato
una volta attraverso la voce dei profeti. È già bello poter dire,
fondandosi su un testo: “Sta scritto...” È meglio ancora proclamare,
nel nome del Signore stesso: “Parola del Signore!” Ma è tutt’altra
cosa poter affermare, come Gesù in persona: “In verità, vi dico!...”
Come osi dire, tu: “In verità vi dico!” se non sei colui che un
tempo ha dato la Legge e parlato attraverso i profeti?...
“Erano stupiti del suo insegnamento”. Che cosa insegnava che fosse
così nuovo. Non faceva nulla se non ridire ciò che aveva già
dichiarato tramite la voce dei profeti. Eppure erano stupiti, perché
non insegnava alla maniera degli scribi. Insegnava come se avesse in
prima persona l’autorità; non da rabbi ma in quanto Signore. Non
parlava riferendosi ad uno più grande di lui. No, la parola che
diceva era sua; e infine, usava questo linguaggio di autorità poiché
affermava presente colui di cui aveva parlato per mezzo dei profeti:
“Io dicevo. Eccomi qua” (Is 52,6)... Perciò, Gesù minaccia lo
spirito immondo che si esprime nel posseduto nella sinagoga: “Taci!
Esci da quell’uomo”. Cioè: “Esci da casa mia; cosa fai in costui che
è la mia dimora? Io voglio entrarvi. Taci! Esci da quell’uomo.
Lascia quella dimora che è stata preparata per me... Dio la vuole.
Lascia l’uomo; mi appartiene. Non voglio che sia tuo. Io abito
nell’uomo; questo è il mio Corpo. Vattene!”
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IVA
settimana Tempo Ordinario -
LODI martedì
Commento sul
vangelo di Luca 6, 58-61
Mc 5,21-43
Io dico a te, alzati !
di
Sant’Ambrogio nel quarto secolo
Prima
di risuscitare una morta, allo scopo di condurre alla fede, Gesù
comincia col guarire la donna affetta da emorragia. Il flusso si è
fermato per istruirci : quando Gesù si avvicina all’una, l’altra è
già guarita. Nello stesso modo, celebriamo la risurrezione nel tempo
del Signore, la quale seguì la sua Passione, allo scopo di credere
nella nostra vita eterna…
I
servi di Giàiro che vengono a dirgli : « non disturbare il Maestro »
non credono nella risurrezione predetta nella Legge e compiuta nel
Vangelo. Perciò Gesù prende con sé soltanto pochi testimoni della
risurrezione che sta per compiersi : infatti non un gran numero ha
creduto di primo acchito alla risurrezione. La folla deride Gesù
quando egli dichiara : « La bambina non è morta, ma dorme ». Coloro
che non credono lo deridano. Che piangano i loro morti, coloro che
li credono morti. Per quanti hanno fede nella risurrezione, la morte
non è vista come una fine ma come un riposo…
E
Gesù, presa la mano della bambina, la guarì ; poi ordinò di darle da
mangiare. Questo è una garanzia della vita, affinché non si possa
credere che sia un’illusione, ma proprio la realtà. Beata colei la
cui mano è tenuta dalla Sapienza ! Piaccia a Dio che anche la nostra
venga tenuta, nelle nostre azioni. Che la giustizia tenga la mia
mano ; che il Verbo di Dio la tenga ; Egli mi introduca dove egli
dimora, distolga il mio spirito dall’errore, e così riconduca colui
che egli ha salvato. Che ordini di darmi da mangiare : il pane del
cielo è il Verbo di Dio. Questa Sapienza che ha deposto sull’altare
il cibo del Corpo e del Sangue del Figlio di Dio ha dichiarato :
« Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato
per voi » ( Pr 9, 5).
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IVA
settimana Tempo Ordinario -
VESPRI
Martedì
Mc 5,21-43
IL SIGNORE E’
NOSTRA GIOIA E NOSTRA SPERANZA
di San Cirillo
d’Alessandria nel quarto secolo
“Eliminerà la morte per
sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto
(Is 25, 8).
All’insegnamento dei misteri della fede va unito molto
opportunamente il necessario discorso sulla risurrezione dei morti.
Perciò anche nel conferimento del battesimo, con la professione di
fede affermiamo di aspettare la risurrezione futura, e vi crediamo.
La
morte colse il nostro progenitore Adamo a causa del peccato, lo
assalì come una fiera selvaggia e crudele, e lo rapì; da allora
comparvero fra gli abitanti della terra i lamenti, i lutti, le
lacrime e i canti funebri. Ma cessarono in Cristo; il terzo giorno
egli risuscitò calpestando la morte, e divenne per tutta l’umanità
la via per vincerla definitivamente.
Egli è
il primogenito dei redivivi, la primizia di quanti sono morti: alla
primizia seguirà tutto il resto, cioè noi. Perciò il lamento funebre
si è mutato in gaudio, il sacco si è lacerato, e siamo rivestiti da
Dio della gioia di Cristo. In tal modo ogni lacrima è asciugata.
Voi
conoscerete, dice, colui che dà la gioia e perfino il vino, e che
unge con unguento quelli che in Sion hanno minore facoltà di
intendere; e conoscerete che è veramente Dio, il Figlio, della
stessa natura di Dio, sebbene si presenti nella natura di servo,
fatto uomo per la salvezza e la vita di tutti gli uomini, e simile
in tutto agli altri uomini, eccetto il peccato. Ecco il nostro Dio
nel quale abbiamo sperato, ed esultato per la nostra salvezza.
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settimana Tempo Ordinario -
LODI mercoledì
Libro di Vita
di Gerusalemme
Cap. “Umiltà” §
124
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settimana Tempo Ordinario -
VESPRI Mercoledì
Mc 6,1-6
La fede ci fa’
riconoscere Gesù come Signore
di San Teofilo
di Antiochia
Se
dici: Fammi vedere il tuo Dio, io ti dirò: Fammi vedere l’uomo che è
in te, e io ti mostrerò il mio Dio. Fammi vedere quindi se gli occhi
della tua anima vedono e le orecchie del tuo cuore ascoltano.
Tu hai
gli occhi dell’anima annebbiati per i tuoi peccati e per le tue
cattive azioni. Come uno specchio risplendente, così deve essere
pura l’anima dell’uomo. Quando invece lo specchio si deteriora, il
viso dell’uomo non può più essere visto in esso. Allo stesso modo
quando il peccato ha preso possesso dell’uomo, egli non può più
vedere Dio.
Mostra
dunque te stesso. Fa’ vedere se per caso non sei operatore di cose
indegne, ladro, calunniatore, iracondo, invidioso, superbo, avaro,
arrogante con i tuoi genitori. Dio non si mostra a coloro che
operano tali cose, se prima non si siano purificati da ogni macchia.
Queste cose ti ottenebrano, come se le tue pupille avessero un
diaframma che impedisse loro di fissarsi sul sole.
Ma se
vuoi, puoi essere guarito. Affidati al medico ed egli opererà gli
occhi della tua anima e del tuo cuore. Chi è questo medico? E’ Dio,
il quale per mezzo del Verbo e della sapienza guarisce e dà la vita.
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settimana Tempo Ordinario -
LODI giovedì
Sulla
Prescrizione degli eretici 19-21 ; SC 46, p.111
(in l’Ora
dell’Ascolto p. 2403)
Credo nella Chiesa…apostolica
di
Tertulliano nel secondo secolo
Cristo Gesù, Signore nostro, per tutto il tempo che visse sulla
terra manifestò chi egli era, chi era stato, qual era la volontà del
Padre, che cosa l’uomo dovesse fare. Questa rivelazione la fece
apertamente al popolo e separatamente ai discepoli, fra i quali
scelse i Dodici, come partecipi del suo magistero universale… Gli
apostoli, il cui nome significa « mandati »…avendo ricevuto, secondo
la promessa, lo Spirito Santo che doveva renderli capaci di fare i
miracoli e predicare, testimoniarono la fede in Gesù Cristo prima in
Giudea e poi in tutto il mondo, istituendo ovunque chiese
particolari. Ovunque fecero risuonare il medesimo insegnamento e
annunziarono la medesima fede. Così fondarono chiese in ogni città.
Da queste
ricevettero la linfa della fede e i segni della dottrina tutte le
altre chiese e tutte le altre popolazioni che tendono a divenire
chiese. Tutte queste chiese venivano considerate apostoliche, in
quanto figlie delle chiese degli apostoli…Tra tante e tanto grandi
chiese, unica è la prima fondata dagli apostoli e dalla quale
derivano tutte le altre… Che cosa poi gli apostoli abbiano
predicato, cioè che cosa Cristo abbia loro rivelato, non può essere
altrimenti provato che per mezzo delle chiese stesse che gli
apostoli hanno fondato.
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settimana Tempo Ordinario -
VESPRI
Giovedì
Incominciò a mandarli
del
Beato Charles de Foucauld
Essere apostolo, in
che modo? Nei modi che Dio ci mette a disposizione: i sacerdoti
hanno dei superiori che dicono loro cosa devono fare. I laici devono
essere apostoli verso tutti quelli che riescono a raggiungere: i
parenti e gli amici, ma non soltanto loro; la carità non ha nulla di
stretto, abbraccia tutti coloro che abbraccia il Cuore di Gesù.
Con
quali mezzi? Con i mezzi migliori, tenendo conto delle persone alle
quali sono indirizzati: verso tutti quelli con cui sono in
relazione, nessuno escluso, con la bontà, con la tenerezza, con
l’affetto fraterno, con l’esempio della virtù, con l’umiltà e la
mitezza, sempre attraenti e così cristiane. Con alcuni occorre non
dire mai una parola su Dio o sulla religione, pazientando come Dio
pazienta, essendo buono come Dio è buono, essendo per loro come un
tenero fratello e pregando. Con altri, è opportuno parlare di Dio
nella misura che possono portare; e quando giungono al punto di
cercare la verità mediante lo studio della religione, occorre
metterli in rapporto con un sacerdote ben scelto e capace di fare
loro del bene. Soprattutto vedere in ogni essere umano un fratello.
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IVA
settimana Tempo Ordinario -
LODI
Venerdì
Omelie sul
vangelo di Luca, 2-4 ; SC 87, 347
Mc 6,14-29
Precursore di Cristo nella nascita e nella morte
di Origene nel
terzo secolo
Ammiriamo Giovanni Battista sopratutto a motivo di questa
testimonianza : « Tra i nati di donna, non c’è nessuno più grande di
Giovanni » (Lc 7,28) ;
ha infatti meritato di elevarsi ad una reputazione di virtù tale che
molta gente pensava che fosse Cristo
(Lc 3,15).
Eppure, c’è qualcosa di ancor più stupefacente : Erode il tetrarca
godeva del potere regale e poteva farlo morire quando avesse voluto.
Ora aveva commesso un’azione ingiusta e contraria alla legge di Mosè
sposando la moglie di suo fratello. Giovanni, senza avere paura di
lui, senza fare eccezione di persona, senza preoccuparsi del potere
regale, senza temere la morte…, conoscendo tutti questi pericoli, ha
biasimato Erode con la libertà dei profeti e gli ha rimproverato il
suo matrimonio. Gettato in prigione per tale audacia, non si
preoccupa della morte né del giudizio dall’esito incerto, ma, pur
incatenato, i suoi pensieri andavano a Cristo da lui annunciato.
Non
potendo andare a trovarlo di persona, manda i suoi discepoli a
informarsi : « Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un
altro ? » (Lc 7,19).
Notate bene che, persino
nella sua prigione, Giovanni insegnava ; persino in questo luogo
aveva dei discepoli ; persino in carcere, Giovanni compiva il suo
dovere e ammaestrava i suoi discepoli con colloqui su Dio. In questo
contesto, il problema di Gesù veniva posto, e Giovanni gli manda
dunque alcuni discepoli…
I
discepoli tornano e riferiscono al loro maestro ciò che il Salvatore
li aveva incaricati di annunciare. Questa risposta è per Giovanni
un’arma per affrontare lo scontro ; muore con franchezza e di gran
cuore si lascia decapitare, assicurato dalla parola del Signore
stesso, che colui nel quale aveva creduto era veramente il Figlio di
Dio. Tale è stata la libertà di Giovanni Battista, tale è stata la
follia di Erode che, a tanti crimini già commessi, ha aggiunto prima
la detenzione, poi l’omicidio di Giovanni Battista.
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settimana Tempo Ordinario -
VESPRI venerdì
Omelia per
la Decollazione di San Giovanni Battista,
Opera
omnia, t. 2, p. 514-515, 518-519
Mc 6,14-29
Beati i
perseguitati per causa della giustizia
di Lanspergo
il Certosino nel sedicesimo secolo
La
morte di Cristo è all’origine di una folla innumerevole di credenti.
Per la potenza dello stesso Signore Gesù, e grazie alla sua bontà,
la morte preziosa dei suoi martiri e dei suoi santi ha fatto nascere
una grande moltitudine di cristiani. Infatti, la religione cristiana
non è mai stata annientata dalla persecuzione dei tiranni e nemmeno
dall’omicidio ingiustificabile degli innocenti , piuttosto essa ne
ha tratto ogni volta un grande accrescimento.
San Giovanni, che ha battezzato Cristo, ne è per
noi un esempio. Erode, questo re infedele, volle, in fedeltà alla
propria promessa, cancellare completamente dalla memoria degli
uomini, il ricordo di Giovanni. Invece, non soltanto Giovanni non fu
annientato, ma migliaia di uomini, infiammati dal suo esempio,
accolsero la morte con gioia per la giustizia e la verità… Quale
cristiano, degno di questo nome, non venera oggi Giovanni, colui che
ha battezzato il Signore ? Ovunque nel mondo, i cristiani celebrano
la sua memoria, tutte le generazioni lo proclamano beato e le sue
virtù riempiono la Chiesa del loro profumo. Giovanni non ha vissuto
solo per se stesso, e non è morto solo per se stesso.
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IVA
settimana Tempo Ordinario -
LODI
Sabato
Commento sul vangelo secondo Matteo, 10, 23 ; SC 162, 257
Mc
6,30-34
Si
commosse per loro
di Origene nel
terzo secolo
Gesù,
il Verbo di Dio, era in Giudea. Saputa l’esecuzione del profeta
Giovanni il Battista, partì su una barca - simbolo del suo corpo -
« verso un luogo solitario, in disparte ». In quel luogo solitario,
Gesù si trovava « in disparte » poiché la sua parola vi era isolata,
e il suo insegnamento contrastava con i costumi e con le idee
diffuse fra la gente. Allora la folla delle persone, saputo che
colui che è la Parola di Dio era venuto ad abitare nel loro
deserto…, lo seguirono, lasciando le loro città, lasciando cioè
ciascuno i costumi superstiziosi della propria patria e aderirono
alla legge di Cristo… Gesù venne loro incontro ; loro infatti erano
incapaci di andargli incontro ; mescolandosi a « quelli di fuori »
(Mc 4,11), li condusse
dentro.
È
molta questa folla di fuori che egli viene ad incontrare. Spargendo
su di essa la luce della sua presenza, la guarda e, vedendo quale
genere di persone lo circondino, li trova maggiormente degni di
pietà. Lui che, in quanto Dio, è al di là della sofferenza, soffre a
causa del suo amore per gli uomini ; la commozione lo prende alle
viscere. Non soltanto si commuove, ma anche li guarisce da ogni loro
malattia, li libera dal male.
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IVA
settimana Tempo Ordinario -
PV SABATO
Dalla
Costituzione «Sacrosanctum Concilium»
del Concilio
ecumenico Vaticano II sulla sacra Liturgia (Nn. 5-6)
L'opera della salvezza
Dalla
Costituzione «Sacrosanctum Concilium»
Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino
alla conoscenza della verità»
(1 Tm 2, 4), perciò, egli «che
aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai
padri per mezzo dei profeti» (Eb
1, 1), quando venne la
pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, Verbo fatto carne, unto di
Spirito Santo, ad annunziare la buona novella ai poveri, a risanare
i cuori affranti (cfr. Is 61,
1; Lc 4, 18) «medico nella
carne e nello spirito» , Mediatore tra Dio e gli uomini
(cfr. 1 Tm 2, 5).
Infatti la sua umanità, nell'unità della persona del Verbo, fu lo
strumento della nostra salvezza. Per cui in Cristo avvenne il
perfetto riscatto della nostra riconciliazione e ci fu data la
pienezza del culto divino.
Quest'opera della redenzione umana e della perfetta
glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta
divine, operate nel popolo del Vecchio Testamento, fu compiuta da
Cristo Signore, specialmente per mezzo del mistero pasquale della
sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione,
mistero per il quale morendo ha distrutto la nostra morte e
risorgendo ha ridato a noi la vita. Infatti dal costato di Cristo
morente sulla croce è nato il mirabile sacramento di tutta la
Chiesa.
Pertanto, come Cristo fu inviato dal Padre, così anch'egli ha
inviato gli apostoli, ripieni di Spirito Santo, non solo perché,
predicando il Vangelo a tutti gli uomini, annunziassero che il
Figlio di Dio con la sua morte e risurrezione ci ha liberati dal
potere di Satana e dalla morte, e ci ha trasferiti nel regno del
Padre, ma anche perché, per mezzo del sacrificio e dei sacramenti,
sui quali s'impernia tutta la vita liturgica, attuassero l'opera
della salvezza, che annunziavano.
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VA
settimana Tempo Ordinario -
UR
Domenica
Dal Salvatore venne la
risurrezione e Cristo vive: anzi egli è la vita
Dal “Discorso sull’Incarnazione del Verbo”
di sant’Atanasio,
vescovo nel quarto secolo
Se col
vessillo della croce e la fede nel Cristo la morte viene calpestata,
bisogna concludere con certezza assoluta che non c’è nessun altro
all’infuori di Cristo, che abbia riportato la palma e il trionfo
sulla morte e l’abbia ridotta così all’impotenza. Se la morte che
prima dominava ed era perciò causa di terrore, dopo la venuta e la
morte e risurrezione del Salvatore vien disprezzata, appare evidente
che essa è stata distrutta e vinta dallo stesso Cristo, quando salì
sulla croce. Dopo la notte sorge il sole e illumina con i suoi raggi
la terra, e nessuno potrebbe dubitare che sia il sole, diffondendo
ovunque la sua luce, a scacciare le tenebre e illuminare tutte le
cose. Così, poiché la morte cominciò a essere disprezzata e
calpestata quando il Salvatore, venuto fra noi in forma umana per
salvarci, morì sulla croce, da ciò e evidente che lo stesso
Salvatore, apparendo nel corpo, ha distrutto la morte e ogni giorno
ne trionfa attraverso i suoi discepoli.
Che poi la
risurrezione di un corpo mortale sia stata compiuta dal Cristo,
salvatore di tutti e vera vita, risulta più evidente dai fatti che
dalle parole a coloro che hanno sano l’occhio interiore. Se infatti
la morte è stata annientata e tutti hanno il potere di vincerla per
mezzo di Cristo, tanto più egli stesso la vinse e l’annientò per
primo nel proprio corpo. Avendo egli abolita la morte, che cosa
rimaneva ancora se non che il corpo risorgesse, diventando come un
vessillo contro di essa? Come si sarebbe potuto vedere che la morte
era distrutta, se il corpo del Signore non fosse risorto?
Se poi a
qualcuno tutto ciò non bastasse a provare la risurrezione di lui,
creda almeno per quelle cose che si possono scorgere con gli occhi.
Chi è
morto, infatti, non può più fare assolutamente nulla, e il suo
ricordo resta vivo appena fino al sepolcro e poi svanisce; solo i
vivente possono agire ed essi soli hanno influenza sugli uomini.
Osservi dunque chi lo desidera, e giudicando da se stesso riconosca
la verità da ciò che avrà visto: se il Salvatore compie tra gli
uomini tante e così grandi cose e dappertutto persuade ogni giorno
silenziosamente greci e barbari ad abbracciare la sua fede e
obbedire alla sua legge, vi sarà ancora chi dubiti della sua
risurrezione e che il Cristo sia vivo, anzi sia la stessa vita?
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Domenica
SUL DOVERE
DI AMARE DIO
di San
Bernardo di Clairvaux nel dodicesimo secolo
La
ragione per cui bisogna amare Dio è Dio stesso. E ho detto la
verità, perché egli è la causa efficiente e quella finale. Egli
offre l’occasione, egli crea il sentimento, egli appaga il
desiderio. Egli ha fatto in modo, o meglio si è fatto, perché lo si
amasse; egli ci suscita la speranza di doverlo amare più
felicemente, perché l’amore per lui non risulti vano. L’amore che
egli ha per noi prepara e ricompensa il nostro. E’ fin troppo
benevolo nel prevenirci, è fin troppo giusto nel farsi ripagare, è
fin troppo dolce nel farsi attendere. E’ assai ricco di beni per
tutti quelli che lo invocano, ma pure non ha da dare nulla di meglio
che se stesso. Si è offerto per ottenere in ricompensa il nostro
amore, si conserva per essere a sua volta la ricompensa per noi, si
associa alle anime sante per nutrirle, si prodiga alle anime
prigioniere del male per redimerle. Sei buono, o Signore, con
l’anima che ti ricerca. Come sarai dunque con quella che ti avrà
trovato? Ma in questo c’è da stupirsi che nessuno è capace di
cercarti se non ti ha prima trovato. Vuoi insomma essere trovato per
essere cercato, vuoi essere cercato per essere trovato. Puoi però
essere cercato ed essere trovato, ma non puoi mai essere prevenuto.
Perché anche se diciamo: “Di mattino la mia preghiera ti preverrà”,
pure non c’è dubbio che riesce tiepida ogni preghiera che non sia
stata preceduta da un’ispirazione. Ma ora è tempo di dire donde
incominci il nostro amore, dato che è stato già detto dove si
compie.
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LODI
Martedì
Mc 7, 1-13
Prayer : Seeking the
Heart of God, con Fr.Roger
«
Il suo cuore è lontano da me »
Beata Teresa
di Calcutta nel ventesimo secolo
Lasciare che l’amore di Dio prenda pieno e assoluto possesso di un
cuore; così l’amore diventa per questo cuore come una seconda
natura; che il cuore non lasci entrare dentro di sé nulla che gli
sia contrario; che si applichi continuamente ad accrescere questo
amore di Dio, cercando di essergli gradito in tutto e non
rifiutandogli nulla; che accolga tutto ciò che gli succede come se
venisse dalla mano di Dio.
La
conoscenza di Dio produce l’amore, e la conoscenza di sé produce
l’umiltà. L’umiltà è null’altro che la verità. “Che cosa mai
possediamo che non abbiamo ricevuto?”
(1 Cor 4,7).
Poiché ho ricevuto tutto, non possiedo nulla di mio. Se saremo
convinti di questo non alzeremo mai la testa con superbia. Se sarete
umili nulla vi toccherà, né la lode, né l’ignominia poiché saprete
chi siete. Se vi biasimeranno, non vi scoraggerete. Se vi
proclameranno santo, non vi metterete su un piedestallo. La
conoscenza di noi stessi ci mette in ginocchio.
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VESPRI
Martedì
Mc 7, 1-13
Libro
II, cap 5-6
« Questo popolo mi onora con le
labbra ma il suo cuore è lontano da me »
dall’
Imitazione di Cristo, trattato spirituale del 15o secolo
Spesso non ci accorgiamo neppure di essere così ciechi
interiormente: facciamo il male e, cosa ancora peggiore, ci andiamo
scusando. Talora siamo mossi dalla passione, e la prendiamo per
zelo; rimproveriamo negli altri piccole cose e passiamo sopra a
quelle più grosse, commesse da noi. Avvertiamo con prontezza, e
pesiamo ben bene ciò che gli altri ci fanno soffrire, ma non ci
accorgiamo di quanto gli altri soffrono per causa nostra. Chi
riflettesse bene e a fondo su se stesso, non giudicherebbe
severamente gli altri.
L'uomo
interiore, prima di occuparsi di altre cose, guarda dentro di sé; e,
intento diligentemente a se stesso, è portato a tacere degli altri.
Solamente se starai zitto sugli altri, guardando specialmente a te
stesso, giungerai a una vera e devota interiorità… L'anima che ama
Dio disprezza tutto ciò che sia inferiore a Dio. Conforto dell'anima
e vera letizia del cuore è soltanto Dio, l'eterno,
l'incommensurabile, colui che riempie di sé l'universo.
Dolce
riposo sarà il tuo, se il cuore non avrà nulla da rimproverarti. Non
rallegrarti se non quando avrai fatto del bene. I cattivi non godono
mai di una vera letizia e non sentono mai la pace dell'anima,
giacché « non c'è pace per gli empi », dice il Signore
(Is
57,21)…
Chi ha la coscienza pulita, si sentirà facilmente contento e
tranquillo. Tu non sei maggiormente santo se ricevi delle lodi, né
maggiormente cattivo se ricevi dei rimproveri; sei quello che sei, e
non puoi essere ritenuto più grande di quanto tu non sia agli occhi
di Dio. Se fai attenzione a quello che tu sei in te stesso,
interiormente, non baderai a ciò che possano dire di te gli uomini.
« L'uomo vede in superficie, Dio invece vede nel cuore »
(1 Sam 16,7).
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Mercoledì
Mc 7, 14-23
Libro di Vita di Gerusalemme
Pagina 97-98; § 108
Dal Libro di vita di Gerusalemme
Al Capitolo
Obbedienza
La
vera obbedienza è dunque innanzitutto una conversione. Per mezzo suo
volta le spalle all’uomo vecchio e al mondo e volgiti verso le cose
di lassù e verso la ricerca di Dio nel più profondo di te stesso.
Così purificato e spogliato, ti renderai trasparente alla sua
volontà.
La
vera obbedienza è al tempo stesso ascolto e azione. Suppone dunque
in te una docilità attenta – porgi l’orecchio, vieni a Dio, ascolta
e vivrai – e l’attuazione pratica di ciò che hai ascoltato.
L’obbedienza è immediata e senza compromessi. I veri monaci
abbandonano subito le cose loro e rinunziano alla propria volontà,
liberandosi sull’istante di quanto avevano fra mano…L’obbedienza
allora sarà gradito a Dio e soave agli uomini quando il comando sarà
eseguito senza esitazione, senza indugio, senza tiepidezza, senza
mormorazione, senza rispondere con il rifiuto. Medita queste parole
del grande maestro dell’obbedienza. Vivendole, diventerà perfetto a
immagine del Figlio.
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VESPRI
MERCOLEDI’
dagli scritti di sant'Ireneo vescovo
di Lione nel Secondo Secolo
IL DONO
DELLA SALVEZZA
Colui che ha
una retta conoscenza del Creatore - che è Dio il quale a tutti dà
l'esistenza - se rimane nel suo amore, sottomesso e riconoscente,
riceverà da lui una gloria sempre maggiore, avanzando fino ad essere
simile a colui che morì per noi.
Cristo,
infatti, venne ad esistere "nella somiglianza della carne del
peccato" (Rm 8, 3)
per condannare il peccato e come tale espellerlo dalla carne, per
stimolare così l'uomo assegnandogli il compito d'imitare Dio e
riconducendolo all'obbedienza del Padre affinché veda Dio,
facendogli la grazia di conoscere intimamente il Padre.
Egli è il Verbo
di Dio che abitò in mezzo agli uomini divenendo figlio dell'uomo
perché l'uomo si familiarizzasse nella conoscenza intima del Padre,
e Dio si familiarizzasse ad abitare con l'uomo, secondo il
beneplacito del Padre. Per questo, segno della nostra salvezza è lo
stesso Signore, Emmanuele nato dalla Vergine, perché era lui che
doveva salvare coloro che da sé non avrebbero potuto salvarsi.
In questo senso
Paolo afferma la debolezza dell'uomo: "So che nella mia carne non
abita il bene" (Rm 7 18),
significando che non da noi, ma da Dio viene il bene della nostra
salvezza. E ancora: "Povero me, chi mi libererà da questo corpo di
morte?" (Rm 7, 24).
Quindi addita il liberatore: "La grazia di Gesù Cristo Signore
nostro" (Rm 8, 25).
IRENEO di Lione,
Contro le
eresie, vol. I, Siena,
ed.
Cantagalli, 1984, p. 320-321. Testo adattato.
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Giovedì
Mc 7, 24-30
Omelia «
Cristo sia annunziato »,
12-13; PG 51,
319-320
La preghiera umile e insistente
San
Giovanni Crisostomo nel quarto secolo
Una
donna Cananèa, si avvicinò a Gesù e si mise a supplicarlo a gran
voce per sua figlia posseduta da uno spirito immondo… Che altro era
questa donna, straniera, barbara, senza alcun legame con la comunità
ebraica, se non una cagna indegna di ottenere ciò che domandava ?
« Non è bene, dice Gesù, prendere il pane dei figli e gettarlo ai
cagnolini ». Eppure la sua perseveranza le ha meritato di essere
esaudita. Colei che era considerata non più di una cagna, è stata
innalzata da Gesù alla dignità dei figli ; anzi egli l’ha colmata di
elogi. Le disse, mentre la congedava : « Donna, davvero grande è la
tua fede ! Ti sia fatto come desideri »
(Mt 15, 28).
Quando udiamo Cristo dire : « La tua fede è grande », non dobbiamo
cercare altrove altre prove della grandezza di animo di questa
donna. Vedi come lei ha cancellato la sua indegnità con la sua
perseveranza. Inoltre, nota che otteniamo di più dal Signore con la
nostra preghiera che con la preghiera degli altri.
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Giovedì
Mc 7, 24-30
«Grande è la tua fede ; ti sia
fatto come desideri»
San Beda il
Venerabile nell’ottavo secolo
Il
Vangelo ci mostra quanto sia grande la fede, la pazienza, la
perseveranza e l’umiltà della Cananèa…Questa donna era dotata di una
pazienza proprio non comune. Alla sua prima richiesta, il Signore
non risponde nemmeno con una parola. Nonostante ciò, lungi dallo
smettere un istante di pregarlo, implora con un’insistenza
accresciuta il soccorso della sua bontà… Vedendo l’ardore della
nostra fede e la tenacia della nostra perseveranza, il Signore
finirà per avere pietà di noi e ci darà ciò che desideriamo.
La
figlia della Cananèa era «tormentata da un demonio». Cacciata
l’agitazione cattiva dei nostri pensieri e sciolti i nodi dei nostri
peccati, ritroveremo la serenità dello spirito e la possibilità di
agire correttamente… Se, come la Cananèa, persevereremo nella
preghiera, con una fermezza incrollabile, la grazia del nostro
Creatore ci sarà presente ; essa correggerà tutti i nostri errori,
santificherà quanto è impuro, placherà ogni agitazione. Infatti il
Signore è fedele e giusto. Egli ci perdonerà i nostri peccati e ci
purificherà da ogni macchia, se grideremo verso di lui con la voce
attenta del nostro cuore.
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Venerdì
Mc 7, 31-37
Discorso « Sul Signore », 10-11
« Gli pose
le dita sugli occhi »
Sant’Efrem
Siro nel quarto secolo
La
fortezza divina che non può essere toccata dall’uomo è discesa, si è
avvolta di un corpo palpabile, affinché i poveri possano toccarla e,
toccando l’umanità di Cristo, percepiscano la sua divinità.
Attraverso le dita di carne il sordomuto ha sentito che gli si
toccavano gli occhi e la lingua. Attraverso le dita palpabili, ha
percepito la divinità intoccabile quando il nodo della sua lingua
venne sciolto e le porte chiuse dei suoi occhi vennero aperte.
Infatti l’architetto e l’artigiano del corpo è venuto fino a lui e,
con una parola dolce, ha creato senza dolore, delle aperture nei
suoi orecchi sordi ; allora, anche questa bocca chiusa, finora
incapace di dare alla luce la parola, ha messo al mondo la lode di
colui che ha fatto portare frutto alla sua sterilità.
Allo stesso modo, il Signore fece del fango con la saliva e
spalmò il fango sugli occhi del cieco nato
(Gv
9,6)
per farci capire che, come al sordo muto, qualcosa gli mancava.
Un’imperfezione innata della nostra pasta umana è stata soppressa
grazie al lievito che veniva dal suo corpo perfetto… Per colmare ciò
che mancava a questi corpi umani, ha dato qualcosa della sua
persona, proprio come dà se stesso in cibo [nell’eucaristia]. Con
questo mezzo fa scomparire i difetti e risuscita i morti, perché
possiamo riconoscere che, grazie al suo corpo in cui « abita tutta
la pienezza della divinità »
(Col
2,9),
i difetti della nostra umanità sono corretti e che, mediante questo
corpo in cui abita la vera vita, la vera vita viene data ai mortali
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Venerdì
Omelia 1, Dom XI dopo Pent.
in “L’Ora dell’Ascolto” p. 1778-9
Il Signore ha fatto bene ogni cosa
di San
Lorenzo da Brindisi nel diciassettesimo secolo
Come la divina
legge mosaica narrando l’opera della creazione del mondo dice: “Dio
vide quanto aveva creato ed ecco era cosa molto buona, così il
Vangelo narrando l’opera della redenzione e della rigenerazione
dice: “Ha fatto bene ogni cosa”. “Ogni albero buono produce frutti
buoni; un albero buono non può produrre frutti cattivi”:
Come il fuoco
non può emanare che calore ed è impossibile che emani freddo, come
il sole irradia solo luce e non può emettere tenebre, così Dio non
può fare che il bene, essendo bontà infinita, la luce stessa, sole
di uno splendore immenso fuoco di un calore senza limiti: “Ha fatto
bene ogni cosa”.
Oggi dobbiamo
dire con semplicità assieme a questa folla santa: “Ha fatto bene
ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti”. Ma questa
moltitudine di gente parlò certo per ispirazione dello Spirito
Santo, come l’asina di Balaam.
Infatti è lo
Spirito Santo che dice per bocca della folla: “Ha fatto bene ogni
cosa”, cioè egli è il vero Dio, che fa bene ogni cosa, poiché fa
udire i sordi e fa parlare i muti, cosa che solo la potenza divina
può fare. Ma da un’opera si passa a tutte le altre: ha fatto un
miracolo che solo Dio può fare, dunque è Dio che “ha fatto bene ogni
cosa, fa udire i sordi e fa parlare i muti” cioè è dotato di virtù
e potenza divina.
E se Dio ha
fatto tutte le sue opere bene e buone per noi, sapendo che il nostro
animo si diletta delle cose buone, mi domando perché non procuriamo
anche noi di compiere tutte buone azioni e bene, sapendo che Dio si
compiace di tali opere?
Ma se
domandaste: Che cosa dobbiamo fare per meritar di godere sempre i
divini benefici? Risponderò con una sola parola: quel che fa la
sposa e una buona moglie per il suo sposo: per questo, infatti, la
Chiesa è detta sposa di Cristo e di Dio; e allora Dio si comporterà
con noi come lo sposo buono verso la sposa, che ama al di sopra di
tutto. Per questo dice per bocca di Osea: “Ti farò mia sposa nella
giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti
fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore”:
Così, fratelli,
saremo felici anche il questa vita, questo mondo sarà per noi il
paradiso terrestre, ci nutriremo, come gli Ebrei, della manna del
cielo nel deserto di questa vita se, seguendo l’esempio di Cristo ci
sforzeremo di far bene ogni nostra azione, così che si possa dire,
di ogni cosa fatta da noi: “Ha fatto bene ogni cosa".
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LODI
Sabato
Ut unum sint,
19
Santi Cirillo e Metodio, apostoli
degli slavi
di Papa
Giovanni Paolo Secondo
La dottrina
deve essere presentata in un modo che la renda comprensibile a
coloro ai quali Dio stesso la destina. Nell'Epistola enciclica
Slavorum apostoli, ricordavo come Cirillo e Metodio, per questo
stesso motivo, si adoperassero a tradurre le nozioni della Bibbia e
i concetti della teologia greca in un contesto di esperienze
storiche e di pensiero molto diversi.
Essi volevano
che l'unica parola di Dio fosse « resa così accessibile secondo le
forme espressive, proprie di ciascuna civiltà ». Compresero di non
poter dunque « imporre ai popoli assegnati alla loro predicazione
neppure l'indiscutibile superiorità della lingua greca e della
cultura bizantina, o gli usi e i comportamenti della società più
progredita, in cui essi erano cresciuti ». Essi mettevano così in
atto quella « perfetta comunione nell'amore [che] preserva la Chiesa
da qualsiasi forma di particolarismo o di esclusivismo etnico o di
pregiudizio razziale, come da ogni alterigia nazionalistica ».
Cirillo, in
punto di morte, pregava così : « Signore Dio, fa’ crescere la tua
Chiesa, e raduna tutti gli uomini nell’unità ; stabilisci i tuoi
eletti nella concordia della vera fede e della retta confessione di
fede : fa’ penetrare le tue parole nel loro cuore affinché si
consacrino a ciò che è buono e ti è gradito. »
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Primi Vespri Sabato
DELLE VIRTU’
CHE DANNO LODE A DIO
dagli scritti
di San Francesco d’Assisi nel XIII secolo
Dove c’è carità e pazienza, ivi non c’è timore né ignoranza.
Dove c’è pazienza e
umiltà, ivi non c’è né ira né turbamento.
Dove c’è povertà e
letizia, ivi non c’è cupidità né avarizia.
Dove c’è quiete e
meditazione, ivi non c’è inquietudine.
Dove c’è il timore
di Dio a custodire la porta, ivi il nemico non può trovare il modo
di entrare.
Dove c’è
misericordia e discrezione, ivi non c’è né superficialità, né
durezza.
Beato il servo che
si fa un tesoro in cielo dei beni che il Signore gli confida, e non
desidera di manifestarli agli uomini con la speranza di mercede,
perché l’Altissimo stesso manifesterà l’opera di costui a chiunque
gli piacerà. Beato il servo che custodisce i segreti del Signore in
cuor suo.
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settimana Tempo Ordinario -
UR
Domenica
AMA IL SIGNORE
E CAMMINA PER LE SUE VIE
di San Giovanni
il Mediocre
“Il
Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?”
(Sal 26, 1).
Era un grande servo quello che sapeva come, da dove e da chi era
illuminato. Egli vedeva la luce, non questa che volge al tramonto,
ma la luce “che occhio non vede” (1Cor 2, 9).
Le anime illuminate da questa luce non cadono nel peccato, non
incorrono nei vizi. Infatti il Signore diceva: “Camminate mentre
avete la luce” (Gv 12, 35).
Di
quale luce parlava, se non di se stesso, lui che disse “Io come la
luce sono venuto nel mondo” (Giov 12, 46), perché chi vede non veda, e i ciechi ricevano la luce? E’ il Signore
dunque la nostra luce, il sole di giustizia che illuminò la sua
Chiesa diffusa in tutto il mondo, e che il profeta proclamava: “Il
Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?”.
L’uomo
interiormente illuminato non zoppica, non si allontana dalla via,
tollera tutto. Chi da lontano intravede la patria, è forte nelle
avversità, non si rattrista per le difficoltà temporali, ma è
stabilito in Dio: se il cuore è depresso sopporta ed è paziente per
la sua umiltà. Questa “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv
1, 9) si dona a coloro che lo
temono, penetra chi vuole e dove vuole, si rivela a chi il Figlio
voglia rivelarla (cfr. Mt 11, 27).
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settimana Tempo Ordinario -
VESPRI Domenica
Mc 1, 40-45
dall’Ora
dell’Ascolto p. 1089-1090
Gesù toccò il
lebbroso per sanarlo
di San Giovanni
Crisostomo nel quarto secolo
“Signore,
se vuoi, puoi guarirmi”
(Mc 1, 40). È grande la
prudenza e la fede di questo lebbroso che si avvicina a Cristo. Non
interrompe il suo discorso, né si fa strada tra la folla degli
ascoltatori, ma attende il momento opportuno: si accosta quando
Cristo discende dal monte. E non lo supplica in modo qualunque, ma
con molto fervore, prostrandosi ai suoi piedi, con fede sincera e
con une giusta opinione di lui.
Gesù
non si accontentò di dire : “Lo voglio, guarisce!” ma
contemporaneamente “stese la mano e lo toccò”
(Mc 1, 14);
la qual cosa è degna di maggior riflessione. Come mai, infatti,
mentre lo guarisce con la volontà e la parola, aggiunge il tocco
della mano? Penso che l’abbia fatto unicamente per mostrare anche in
questa circostanza che lui non è soggetto alla legge, ma al di sopra
della legge; e anche come da quel momento niente più vi sarebbe
stato di immondo per i puri.
Il
Signore infatti non era venuto solo per guarire i corpi, ma anche
per condurre le anime all’amore della sapienza. Perciò come altrove
dice che non è più proibito mangiare senza lavarsi le mani, e come
istituisce quell’ottima legge che permette di cibarsi di qualunque
cibo, così agisce in questo caso per insegnare che bisogna curare
l’anima mantenendola pura, senza far caso delle esteriori
purificazioni e temendo soltanto la lebbra spirituale che è il
peccato.
Gesù
quindi per primo tocca il lebbroso, e nessuno lo rimprovera. Quel
tribunale infatti non era corrotto, e la folla che ne rea
spettatrice non era guastata dall’invidia. Perciò non solo non lo
criticano, ma presi da stupore per il miracolo, si ritirano adorando
la sua inestimabile potenza che si manifestava nelle parole e nelle
opere.
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LODI Martedì
OP ;
GF 174 ; Ep 4,418
« Perché questa
generazione chiede un segno ? » : Credere, persino nell’oscurità
di San Pio di
Pietrelcina nel ventesimo secolo
Lo
Spirito Santo ci dice : Non lasciate il vostro spirito soccombere
alla tentazione e alla tristezza, perché la gioia del cuore è vita
dell’anima. La tristezza non giova a nulla e causa la morte
spirituale.
Succede a volte che le tenebre della prova soverchino il cielo della
nostra anima ; ma sono proprio luce ! Grazie ad esse infatti, voi
credete persino nell’oscurità ; lo spirito si sente sperso, teme di
non vedere più, di non capire più. Eppure è proprio il momento in
cui il Signore parla e si rende presente all’anima ; e questa
ascolta, intende e ama nel timore di Dio. Per « vedere » Dio, non
aspettate il Tabor (Mt 17,1)
quando già lo contemplate sul Sinai
(Es 24,18).
Andate avanti nella gioia di un cuore sincero e spalancato. E se vi
è impossibile mantenere questa gioia, almeno non perdete coraggio e
conservate tutta la vostra fiducia in Dio.
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VESPRI
Martedì
La
grande scienza
di San Silvano
del Monte Athos nel ventesimo secolo
Finché
viviamo sulla terra, è necessario imparare a condurre la lotta
contro i nemici. La cosa più difficile è mortificare le passioni
della carne, per amore di Dio, e vincere il nostro amor proprio.
Per
vincere l’amor proprio è indispensabile umiliarsi continuamente.
Questa è la grande scienza, che non si può possedere
facilmente.
Non
tutte le anime hanno la medesima resistenza: alcune sono forti come
la roccia, altre deboli come il fumo. Simili a fumo sono le anime
superbe. Come il vento disperde qua e là il fumo, così il nemico
trascina dove vuole le anime orgogliose, perché o non hanno pazienza
o si lasciano ingannare facilmente e cadono nella disperazione. Ma
le anime umili osservano i comandamenti del Signore e restano
incrollabili come uno scoglio contro il quale si infrangono tutte le
onde. Esse di sono affidate alla volontà di Dio e Lo contemplano con
la mente, e il Signore dà loro la grazia dello Spirito santo.
L’amore verso Dio ha differenti gradi. Chi resiste ai pensieri
malvagi ama Dio secondo la sua capacità. Chi combatte contro i
peccati supplica Dio di dargli la forza di non peccare ma, per la
sua debolezza, cade di nuovo in peccato e si affligge per questo e
si pente: costui ha la grazia nel profondo dell’anima e della mente,
ma le passioni non sono state ancora vinte del tutto. Chi ha
sconfitto le passioni non deve ormai più lottare, ma solo vigilare
su se stesso in tutto, per non cadere in peccato. Un tale uomo ha
una grazia grande e sensibile. Chi sente la grazia nell’anima e nel
corpo è un uomo perfetto, e se conserva questa grazia, il suo corpo
è santificato e si trasforma in sacra reliquia.
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LODI mercoledì
Libro di Vita di Gerusalemme
Cap. “ Gioia” § 179
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VESPRI
Mercoledì
Mc 8, 22-26
Dai
«Trattati su Giovanni» di sant'Agostino, vescovo
(Tratt. 34,
8-9; CCL 36, 315-316)
Cristo è via alla luce, alla
verità, alla vita
di
Sant’Agostino nel quinto secolo
Il
Signore in maniera concisa ha detto: «Io sono la luce del mondo; chi
segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv
8, 12), e con queste parole
comanda una cosa e ne promette un'altra. Cerchiamo, dunque, di
eseguire ciò che comanda, perché altrimenti saremmo impudenti e
sfacciati nell'esigere quanto ha promesso, senza dire che, nel
giudizio, ci sentiremmo rinfacciare: Hai fatto ciò che ti ho
comandato, per poter ora chiedere ciò che ti ho promesso? Che cosa,
dunque, hai comandato, o Signore nostro Dio? Ti risponderà: Che tu
mi segua.
Che cosa
seguono quelli che sono stati liberati e rialzati, se non la luce
dalla quale si sentono dire: «Io sono la luce del mondo; chi segue
me non camminerà nelle tenebre»?
(Gv 8, 12).
Sì, perché il Signore illumina i ciechi. O fratelli, ora i nostri
occhi sono curati con il collirio della fede.
L'Apostolo dice: Ora conosciamo in modo imperfetto; ora vediamo come
in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a
faccia (cfr. 1 Core 13, 12). E l'apostolo Giovanni nella sua lettera aggiunge: «Carissimi, noi fin
d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora
rivelato. Sappiamo però che, quando egli si sarà manifestato, noi
saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è»
(1 Gv 3, 2).
Questa è la grande promessa. Se lo ami, seguilo.
Tu
replichi: Sì, ho i piedi sani, ma non vedo la strada. Ebbene, sappi
che egli ha illuminato perfino i ciechi.
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LODI
Giovedì
Mc 8, 27-33
Omelie sul
Vangelo di San Matteo 54, 1-3
Ordinò loro severamente di non
riferire a nessuno che era il Cristo di Dio
di San
Giovanni Crisostomo nel quarto secolo
« Egli allora raccomanda ai
discepoli di non riferire a nessuno che era il Cristo ». Perché
quest’ordine ? Perché, scartato ogni motivo di scandalo, compiute la
croce e la sua passione, respinto ogni ostacolo in grado di
distogliere la folla dal credere in lui, possa imprimersi
profondamente e per sempre nelle anime la conoscenza esatta di
quello che era. La sua potenza non aveva ancora brillato in modo
eclatante. Attendeva che, prima che lo predicassero, l’evidenza
della verità e dell’autorità dei fatti potessero confermare la
testimonianza degli Apostoli.
Una
cosa era vederlo ora moltiplicare i prodigi in Palestina, poi
esposto alle persecuzioni e agli oltraggi – e la croce stava per
seguire questi prodigi – ; tutt’altro era vederlo adorato, creduto
da tutta la terra, al riparo dagli abusi che aveva subito un tempo.
Per questo raccomanda loro di non dire niente a nessuno… Se gli
Apostoli, che erano stati testimoni dei miracoli, che avevano
partecipato a tanti misteri ineffabili, si scandalizzavano all’udire
una sola parola, e con essi, Pietro stesso, il capo di tutti loro
(Mt 16, 22),
cosa avrebbero pensato i comuni mortali se, dopo aver sentito dire
che Gesù era il Figlio di Dio, egli fosse stato riempito di sputi e
inchiodato alla croce ; e tutto questo mentre non si conosceva
ancora la ragione di quei misteri e prima della venuta dello Spirito
Santo ?
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VESPRI
Giovedì
Mc 8, 27-33
E voi chi dite che io sia ?
di Paolo VI
Devo
proclamare il suo nome: Gesù è “il Cristo, il Figlio del Dio
vivente” (Mt 16,16). Egli ci
ha rivelato il Dio invisibile, egli è “generato prima di ogni
creatura”, egli è il “primo di tutte le cose e tutte sussistono in
lui” (Col 1,15.17).
Egli è il maestro dell’umanità, e il suo redentore; è nato, è morto,
è risuscitato per noi.
Egli
è il centro della storia del mondo ; ci conosce e ci ama; egli è il
compagno e l’amico della nostra vita, l’“uomo dei dolori” (Is
53,3) e della speranza; è lui che
deve venire, e sarà infine il nostro giudice e anche, ne abbiamo la
certezza, la nostra vita in pienezza e la nostra beatitudine.
Non
finirò mai di parlare di lui; egli è la luce, è la verità; anzi, è
“la via, la verità e la vita” (Gv 14,6).
Egli è il pane, la fonte di acqua viva che colma la nostra fame e la
nostra sete. Egli è il nostro pastore, il nostro capo, il nostro
modello, il nostro conforto, il nostro fratello. Come noi, e più di
noi, è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore, oppresso,
sofferente.
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LODI venerdì
Lettere ; 10
maggio 1546, 30 gennaio 1548
Mc 8, 34-9,1
Perdere la vita per Cristo
di San
Francesco Saverio nel sedicesimo secolo
Nell’espormi a ogni sorta di pericoli di morte, ripongo tutta la mia
fiducia e la mia speranza in Dio Nostro Signore, col desiderio di
conformarmi, a seconda delle mie povere capacità, alla parola di
Cristo, nostro Redentore e nostro Signore : « Chi vorrà salvare la
propria vita, la perderà ; ma chi perderà la propria vita per causa
mia la salverà ». Benché il senso generale di questa parola del
Signore sia facile da capire, tuttavia quando si esamina il proprio
caso personale e ci si dispone a volere perdere la propria vita per
Dio, allora i pericoli si presentano alla nostra immaginazione. Si
presenta il fatto che si potrebbe perdere la vita… Tutto diviene
così oscuro, che il latino [del testo biblico], pur chiarissimo in
sé, viene anch’esso ad oscurarsi.
Infatti, secondo me, in tal caso, qualunque sia la propria scienza,
ciascuno potrà capire soltanto se Dio Nostro Signore, nella sua
infinita misericordia, si degna di spiegarglielo, nel suo caso
particolare. Allora si riconosce la condizione della nostra carne, e
quanto essa sia debole…
Tuttavia, in queste isole, le consolazioni spirituali abbondano ;
perché tutti questi pericoli, queste sofferenze abbracciate
volontariamente per il solo amore e il solo servizio di Dio Nostro
Signore sono dei tesori e delle fonti inesauribili di grandi gioie
spirituali. Non ricordo di essere stato altrove così largamente e
continuamente consolato come lo sono qui.
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VESPRI
Venerdì
Mc 8, 34 -
9, 1
Discorsi ascetici, 1a parte,
n° 4
Chi vorrà salvare la
propria vita la perderà;
ma chi perderà
la propria vita per causa mia e del vangelo la salverà
di
Sant’Isacco Siriano nel settimo secolo
La
via di Dio è una croce quotidiana. Nessuno è salito al cielo
comodamente; sappiamo dove porta la via dell’agio. Dio non lascia
mai senza preoccupazione chi si consacra a lui con tutto il cuore;
gli dà di stare in pensiero per la verità. Del resto, da questo si
riconosce che Dio veglia su un tale uomo: lo conduce attraverso
delle afflizioni.
La
provvidenza non lascia mai cadere fra le mani dei demoni coloro che
passano la vita nelle prove. E soprattutto se abbracciano i piedi
dei loro fratelli, se coprono le loro colpe
(1 Pt 4,8)
e le nascondono come se fossero le proprie colpe. Colui che vuole
essere senza preoccupazione nel mondo, colui che nutre questo
desiderio e allo stesso tempo cerca di camminare sulla via delle
virtù, questi ha già abbandonato il cammino. Infatti i giusti non
solo combattono con tutta la volontà per compiere opere buone, ma
anche lottano loro malgrado nelle tentazioni; così è provata la loro
pazienza.
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VIA
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LODI
Sabato
LA TRASFIGURAZIONE
DEL SIGNORE
di San Leone
Magno nel quarto secolo
Il
Signore manifesta la sua gloria alla presenza di molti testimoni e
fa risplendere quel corpo, che gli è comune con tutti gli uomini, di
tanto splendore, che la sua faccia diventa simile al fulgore del
sole e le sue veste uguagliano il candore della neve.
Questa
trasfigurazione, senza dubbio, mirava soprattutto a rimuovere
dall’animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché
l’umiliazione della Passione, volontariamente accettata, non
scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata la loro
grandezza sublime della dignità nascosta del Cristo.
Ma,
secondo un disegno non meno previdente, egli dava un fondamento
solido alla speranza della santa Chiesa, perché tutto il Corpo di
Cristo prendesse coscienza di quale trasformazione sarebbe stato
oggetto, e perché anche le membra si ripromettessero la
partecipazione a quella gloria, che era brillata nel Capo.
Di
questa gloria lo stesso Signore, parlando della maestà della sua
seconda venuta, aveva detto: “Allora i giusti splenderanno come il
sole nel regno del Padre loro” (Mt 13,43).
La stessa cosa affermava anche l’apostolo Paolo dicendo: “Io ritengo
che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla
gloria futura, che dovrà essere rivelata in noi” (Rm 8,
18). In un altro passo dice
ancora: “Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta
con Cristo in Dio. Quando si manifesterà Cristo, nostra vita, allora
anche voi sarete manifestati con lui nella gloria (Col 3,
3-4).
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VIA
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PRIMI VESPRI
sabato
SIAMO DI NUOVO
ACCOLTI IN CRISTO
di San Cirillo
di Alessandria nel quarto secolo
Davvero il mistero di Cristo
ci colma di stupore; e la grandezza della sua bontà verso di noi
supera ogni capacità di ammirazione. Per questo il beato Abacuc,
stupefatto per il modo dell’Incarnazione, esclama con chiare parole:
“Signore, ho ascoltato il tuo annunzio; Signore, ho avuto timore
della tua opera” (Ab 3, 2).
Poiché l’Unigenito, uguale nella natura a Dio Padre, da ricco che
era come Dio, si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo
ricchi per mezzo della sua povertà (cfr. 2Cor 8, 9);
e questo per salvare ciò che era
perduto, dar vigore a ciò che era debole, fasciare le ferite, ridare
vita a ciò che era morto e candore a quel ch’era macchiato; per
elevare all’adozione in figli quelli che per natura erano servi. A
lui dunque da tutti la lode: “Chi è come te o Dio?”. Tanto buono da
dimenticare le offese, perdona i peccati al resto del suo popolo,
gli Israeliti che hanno creduto; la moltitudine degli altri invece
fu totalmente perduta, perché rifiutò di credere.
Ma non
chiuse la sua ira in testimonianza perenne. Fummo respinti in Adamo,
ma di nuovo accolti in Cristo. Nel primo si ebbe la maledizione, nel
secondo la benedizione. Come infatti per la caduta di uno solo morì
la moltitudine degli uomini, così per la giustizia di uno solo molti
vivranno (cfr. Rm 5,15).
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VIIA
settimana Tempo Ordinario -
UR
Domenica
ADERIAMO A DIO,
UNICO VERO BENE
di
Sant’Ambrogio nel quarto secolo
Dov’è
il cuore dell’uomo ivi è anche il suo tesoro. Infatti il Signore non
suole negare il buon dono a quanti lo pregano. Pertanto, poiché il
Signore è buono e lo è soprattutto per quelli che lo aspettano
pazientemente, aderiamo a lui, stiamo con lui con tutta la nostra
anima, con tutto il cuore, con tutta la forza, per restare nella sua
luce, vedere la sua gloria e godere della grazia della felicità
suprema. Eleviamo dunque l’anima a quel Bene, restiamo in esso,
aderiamo ad esso; a quel Bene, che è al di sopra di ogni nostro
pensiero e di ogni considerazione e che elargisce pace e
tranquillità senza fine, una pace che supera ogni nostra
comprensione e sentimento.
Questo
è il Bene che pervade tutto, e tutti viviamo in esso e da esso
dipendiamo, mentre esso non ha nulla al di sopra di sé, ma è divino.
Nessuno infatti è buono se non Dio solo: perciò tutto quello che è
buono è divino e tutto quel che è divino è buono, per cui è detto:
“Tu apri la tua mano, si saziano di beni” (Sal 103, 28);
a ragione, infatti, per la bontà di Dio ci vengono date tutte le
cose buone perché a esse non è mischiato alcun male. Questi beni la
Scrittura li promette ai fedeli dicendo: “Mangerete i frutti della
terra” (Is 1, 19).
Siamo
morti con Cristo; portiamo sempre e in ogni luogo nel nostro corpo
la morte di Cristo perché anche la vita di Cristo si manifesti in
noi. Dunque, ormai non viviamo più la nostra vita, ma la vita di
Cristo, vita di castità, di semplicità e di tutte le virtù. Siamo
risorti con Cristo, viviamo dunque in lui, ascendiamo in lui perché
il serpente non possa trovare sulla terra il nostro calcagno da
mordere. Fuggiamo da qui. Anche se sei trattenuto dal corpo, puoi
fuggire con l’anima, puoi essere qui e rimanere presso il Signore se
la tua anima aderisce a lui, se cammini dietro a lui con i tuoi
pensieri, se segui le sue vie nella fede, non nella visione, se ti
rifugi in lui; perché è rifugio e fortezza colui al quale Davide
dice: In te mi sono rifugiato e non mi sono ingannato
(cfr. Sal 70, 1-3 Volg.).
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VIIA
settimana Tempo Ordinario -
VESPRI
Domenica
Mc 2, 1-12
Omelie su
Matteo, 29, 1-3
Chi può
rimettere i peccati se non Dio solo ?
di San
Giovanni Crisostomo nel quarto secolo
“Si
recarono da lui con un paralitico”. Gli evangelisti raccontano che,
fatta un’apertura nel tetto, alcune persone calarono il lettuccio su
cui giaceva il paralitico e lo deposero davanti a Cristo, senza
chiedere nulla, lasciando che Gesù prendesse l’iniziativa.
All’inizio del suo ministero, in tutta la Giudea, era Gesù a fare il
primo passo e non esigeva una così grande fede. Ora invece, sono
loro ad essere venuti verso di lui e vien chiesta loro una fede
coraggiosa e viva. “Gesù, vista la loro fede” dice il vangelo, la
fede cioè di coloro che avevano portato il paralitico... Anche il
malato aveva una grande fede, poiché non si sarebbe lasciato
trasportare se non si fosse fidato di Gesù.
Davanti a tanta fede, Gesù mostra la sua potenza e, con una autorità
divina, perdona i peccati del malato, dando così una prova della sua
uguaglianza con suo Padre. Aveva già mostrato tale uguaglianza
quando aveva guarito il lebbroso dicendo: “Lo voglio, guarisci”,
quando aveva placato il mare scatenato e quando aveva cacciato i
demoni che avevano riconosciuto nella sua persona il loro sovrano e
il loro giudice... Ora, la mostra prima senza splendore: infatti non
si è affrettato a guarire esternamente colui che gli era stato
presentato. Ha cominciato con un miracolo invisibile; ha guarito
prima l’anima di quell’uomo perdonandogli i suoi peccati. Certo,
questa guarigione era infinitamente più vantaggiosa per quell’uomo,
ma portava poca gloria a Cristo. Allora, spinti dalla loro
malvagità, alcuni hanno voluto nuocergli; ma così facendo, loro
malgrado, hanno reso il miracolo più lampante.
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VIIA
settimana Tempo Ordinario -
LODI
Martedì
Dimostrazioni, n° 6 ; SC 349, 388
Seguire
l’ultimo di tutti e il servo di tutti
di
Sant’Afraate nel quarto secolo
Amico mio, diventiamo simili a colui che ci dona la vita. Da ricco
che era, si è fatto povero. Mentre era alto locato, si è abbassato.
Pur abitando sulle alture, non ha avuto dove posare il capo.
Nonostante debba venire sulle nubi, è salito su un piccolo d’asino
per entrare a Gerusalemme. Pur essendo Dio e Figlio di Dio, ha
portato la somiglianza del servo.
Lui
che è il riposo di tutte le fatiche, si è stancato per la durezza
del cammino. Lui che è la fonte che disseta, ha avuto sete e ha
domandato acqua da bere; lui che è la pienezza che sazia la nostra
fame, ha avuto fame quando digiunava nel deserto per essere tentato.
Lui che è la sentinella che veglia, si è addormentato e si è
coricato nella barca in mezzo al mare. Lui che viene servito nella
tenda di suo Padre, si è lasciato servire dalle mani degli uomini. A
lui che è il medico di tutti gli uomini malati, hanno trafitto le
mani con i chiodi. A lui che annunziava con la bocca cose buone,
hanno dato del fiele. Lui che non fece male a nessuno, è stato
percosso e ha sopportato l’oltraggio. Lui che fa vivere tutti i
morti, ha consegnato se stesso alla morte di croce.
Il
nostro Vivificatore in persona ha dato prova di tale abbassamento.
Abbassiamoci anche noi, amici miei.
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VIIA
settimana Tempo Ordinario -
VESPRI
Martedì
Mc
9, 30-37
Commento al vangelo di Marco ; PG 123, 588-589
Se uno vuol essere il primo,
sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti
di
Teolifilatto nel undicesimo secolo
“Giunsero intanto a Cafàrnao. E quando fu in casa, chiese loro: Di
che cosa stavate discutendo lungo la via?” I discepoli che
intrattenevano dentro di sé pensieri ancora molto umani, avevano
discusso tra loro su chi fosse il più grande e su chi fosse tenuto
in maggior stima da Cristo.
Il Signore non contraddice il loro desiderio di godere della sua
massima stima. Vuole infatti che desideriamo giungere al posto più
elevato. Eppure non vuole che ci impadroniamo del primo posto, bensì
che vi giungiamo mediante l’umiltà. Di fatto pose un bambino in
mezzo a loro, e vuole che anche noi gli diventiamo similI. Infatti
il bambino non ricerca la propria gloria, non è invidioso né porta
rancore. “Non soltanto, dice, otterrete una grande ricompensa
assomigliandogli, ma se, per causa mia, onorate anche coloro che gli
assomigliano, riceverete in cambio il Regno dei cieli. Quindi
accogliendolo, accogliete me, e accogliendo me, accogliete Colui che
mi ha mandato.”
Vedi
dunque quale immenso potere ha l’umiltà, congiunta alla semplicità
di vita e alla sincerità: essa ha il potere di fare abitare in noi
il Figlio e il Padre, e anche, con ogni evidenza, lo Spirito Santo.
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