sito delle Fraternità Evangeliche

di Gerusalemme di Firenze

                                                                                                  

Le Letture Patristiche

Festività con data fissa

 

 

Le letture patristiche sono fornite dalle Sorelle delle Fraternità Monastiche di Gerusalemme di Firenze, che con affetto  ringraziamo!

In alcune occasioni potrebbero differire da quelle effettivamente lette durante la Liturgia in Badia.

 

 

 

 

7 DICEMBRE - VEGLIA della solennità dell'Immacolata Concezione

 

 

La serva del signore

 San Beda il Venerabile nell’ottavo secolo

 

 

         Dice Maria: «Ecco, sono la serva del Signore. Avvenga  di me secondo la tua parola». Certamente manifesta grande saldezza nell’umiltà colei che, mentre viene elevata Madre del suo Creatore, chiama se stessa serva. Viene detta «beata tra le donne» dalle parole dell’angelo e vengono manifestati i misteri della nostra redenzione, finora sconosciuti agli altri mortali Eppure, Maria non si esalta per il suo singolare ed eccellente privilegio, ma ben ricordando la sua condizione e la divina condiscendenza, si unisce umilmente alle serve di Cristo e si mette al suo servizio, obbediente a ciò che le viene comandato. «Avvenga di me secondo la tua parola», avvenga cioè che lo Spirito santo scendendo su di me mi renda degna dei celesti misteri, avvenga che il Figlio di Dio si vesta dell’abito dell’essere umano nel mio seno e che come sposo esca dalla stanza nuziale per la salvezza del mondo.

 

         Fratelli carissimi, seguendo le sue parole e i suoi pensieri, per quanto possiamo, ricordiamo di essere servi di Cristo in tutte le nostre azioni e i nostri sentimenti, mettiamo a suo servizio tutte le membra del nostro corpo, volgiamo lo sguardo della nostra mente all’adempimento della sua volontà e così, vivendo rettamente, rendiamo grazia per i doni ricevuti affinché meritiamo di essere degni di riceverne di più grandi. Preghiamo con fervore insieme alla beata Madre di Dio, perché avvenga di noi secondo la sua parola, quella parola con la quale, manifestando il disegno della sua incarnazione, dice: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna».

 

8 DICEMBRE - SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE - LODI

 

 

Rallegrati, sposa non sposata

 Romano il Melode nel quarto secolo

 

 

         Che nessuno sia misericordioso come te, Signore, lo sappiamo da quando sei stato generato e chiamato figlio della donna che avevi creato. Noi la proclamiamo beata e ad ogni istante invochiamo: «Rallegrati, sposa non sposata!».

 

         Venite con l’arcangelo Gabriele, andiamo insieme dalla vergine Maria e salutiamola come madre e nutrice della nostra vita. Non è conveniente solo per il capo degli angeli salutare la regina, ma anche a noi poveri è lecito vederla e rivolgere la parola a lei, Madre di Dio, che tutte le generazioni proclamano beata, e invocare: «Rallegrati, illibata! Rallegrati, giovinetta eletta da Dio! Rallegrati, santa! Rallegrati, amabile e buone! Rallegrati, gioia degli occhi! Rallegrati, madre che non ha conosciuto uomo! Rallegrati, sposa non sposata! ».

 

         Il capo supremo delle schiere celesti, ricevuto l’ordine di avere amore per l’uomo, si affrettò a presentarsi alla Vergine, come sta scritto. Giunto a Nazaret davanti alla povera casa di Giuseppe, si fermava stupito al pensiero che l’Altissimo desiderava discendere tra gli umili. Diceva: «Tutto il cielo e il trono di fuoco non contengono il mio Signore, come potrà accoglierlo questa povera fanciulla? Colui che è terribile lassù, quaggiù in che modo si farebbe visibile? Avvenga come lui vuole! Perché mai mi fermo e non volo a dire alla fanciulla: “Rallegrati, sposa non sposata!”? »

 

8 DICEMBRE - SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE - VESPRI

 

 

Dio non ha fatto e non farà mai nulla di più grande della Vergine

 di Pierre De Berulle nel sedicesimo secolo

 

 

         O degnazione infinita! Le tre persone divine che vivono e operano in perfetta unità, eternamente beate e pienamente felici nella loro comunione, vogliono dilatare questa comunione a una nuova persona e, operando in comune il capolavoro della loro potenza e bontà, vogliono associare a se stesse la Vergine nella più grande delle loro opere.

         Nella pienezza della loro gloria, volendo unire l'essere creato con l'essere increato in una delle loro persone e donargli una nuova natura, hanno voluto condividere la gloria di quest'opera con la Vergine; scegliendola tra tutte le creature, l'hanno resa degna e capace di donare, insieme a loro, questa nuova natura e di essere Madre del Verbo incarnato, innalzando una persona umana a tale potenza e qualità e donandole tanto grande partecipazione a così grande mistero.

         Sii benedetta Trinità santa, in questo divino volere e in questo sacro consiglio che fa del Figlio di Dio il Figlio dell'uomo e di una vergine la Madre di Dio. Disegno altissimo e degno dell'Altissimo, disegno profondissimo e degno della maestà del Padre, della sapienza del Figlio e dell'amore dello Spirito Santo.

         E così dunque l'avete creata unicamente per voi, Trinità santa, l'avete fatta come un mondo e un paradiso a parte, mondo di grandezza e paradiso do delizie per il nuovo uomo che deve venire al mondo, l'avete fatta come un cielo nuovo e una terra nuova, terra che porta soltanto l'uomo-Dio, cielo che non contiene altro se non lui, che ruota soltanto intorno a lui e non agisce che per lui.

 

Da: Maria , a cura della Comunita' di Bose, Milano 2000, pp. 938-939

 

19 MARZO - SAN GIUSEPPE - LODI

 

IL PRIMATO DELLA VITA INTERIORE DI SAN GIUSEPPE

dall’esortazione apostolica REDEMPTORIS CUSTOS di Sua Santità Giovanni Paolo II

 

 

         Il clima di silenzio che accompagna tutto ciò che fa riferimento alla figura di Giuseppe si estende anche al suo lavoro di carpentiere nella casa di Nazareth. Tuttavia questo silenzio rivela in modo del tutto speciale il profilo interiore di questa figura.

 

         I Vangeli parlano esclusivamente di ciò che fece Giuseppe, ma permettono di scoprire nelle sue azioni avvolte di silenzio, un clima di profonda contemplazione. Giuseppe era quotidianamente in contatto con “il mistero nascosto dai secoli eterni” che stabilì la sua dimora sotto il suo tetto. Questo spiega, per esempio, perché Santa Teresa di Gesù, la grande riformatrice del Carmelo contemplativo, si fece promotrice del rinnovamento del culto reso a San Giuseppe nella cristianità occidentale.

 

         In Giuseppe il sacrificio assoluto di tutta la sua esistenza alle esigenze della venuta del Messia nella sua casa, trova proprio spiegazione nella insondabile vita interiore, da dove gli vengono ordini e consolazioni del tutto particolari e da dove discendono per lui la logica e la forza, proprie alle anime semplici e trasparenti delle decisioni importanti come quella di mettere subito a disposizione dei disegni divini la sua libertà, la sua legittima vocazione umana, la sua felicità coniugale, accettando la condizione, la responsabilità e il peso della famiglia, rinunciando, per un amore verginale incomparabile, all’amore coniugale naturale che la costituisce e l’alimenta.

 

         Questa sottomissione a Dio che è prontezza della volontà a consacrarsi a tutto ciò che concerne il suo servizio, altro non è che l’esercizio della devozione che costituisce una delle espressioni della virtù di religione.

 

19 MARZO - SAN GIUSEPPE - VESPRI

Da “Gli scritti”, 1995, Edizioni ODC- Roma – p.863

 

 

SAN GIUSEPPE

di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

 

 

         Giuseppe, la tua vita mirabile passò nell’umiltà: ma contemplasti la bellezza di Gesù e di Maria! E il Figlio di Dio, bambino, sottomesso e ubbidiente, quante volte s’è riposato felice sul tuo cuore!

 

         Anche noi, come te, serviamo in solitudine Gesù e Maria; cerchiamo solo il loro piacere, non vogliamo di più. Santa Teresa, la madre nostra che tanto confidava in te, ci assicura che tu non mancavi mai di soccorrerne prontamente la preghiera.

 

         Padre, quando finirà questa prova, noi verremo a vederti vicino alla divina Maria: come dolce ne è la speranza! Leggeremo la tua storia ignorata dal mondo, scopriremo la tua gloria, la canteremo in cielo.

 

24 marzo VEGLIA dell'ANNUNCIAZIONE del SIGNORE

 

Omelie in lode della Vergine Madre, 4,11

 

 

 Avvenga di me quello che hai detto

 di San Bernardo nel dodicesimo secolo

 

          Ascoltiamo tutti la risposta di colei che fu scelta per essere la Madre di Dio, pur senza perdere la sua umiltà : « Eccomi sono la serva del Signore. Avvenga di me quello che hai detto »… Con queste parole, Maria esprime quanto sia vivace il suo desiderio, invece di domandarne la realizzazione come se fosse stata dubbiosa. Tuttavia, nulla impedisce di vedere una preghiera in questo « fiat », in questo « avvenga di me ». Infatti… Dio vuole che gli chiediamo anche le cose che ci promette. È senza dubbio il motivo per cui ci promette prima le cose che ha deciso di donarci : la promessa sveglia la pietà, e la preghiera ci fa meritare ciò che stavamo per ricevere gratuitamente.

 

         Questo ha capito la Vergine, che unisce il merito della preghiera al dono della promessa gratuita : « Avvenga di me quello che hai detto. La Parola eterna faccia di me quello che la tua parola ha detto oggi. La Parola che era presso Dio fin dal principio, si faccia carne nella mia carne secondo la tua parola… Questa Parola non sia soltanto percepibile ai miei orecchi, ma pure visibile ai miei occhi, palpabile alle mie mani, e che io possa portarla fra le braccia. Che non sia questa, una parola scritta e muta, ma la Parola incarnata e viva ; non questi segni inerti tracciati su una pergamena essiccata, ma una Parola a forma umana, impressa nelle mie viscere… « Dio aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti » (Eb 1,1) ; la sua parola è stata data loro per essere ascoltata, proclamata, messa in pratica… Per parte mia, chiedo che sia messa nelle mie viscere… Chiamo la Parola invocata in me nel silenzio, incarnata in una persona, corporalmente unita alla carne… Essa si realizzi in me per il mondo intero. »

 

25 MARZO - ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE - LODI

conferenza del 13/06/1933

 

 

«Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»

 San Massimiliano Kolbe nel diciannovesimo secolo

 


         Dio, nel suo operare, vuole sempre servirsi di strumenti… Dio, che ci ha dato la volontà libera, vuole che lo serviamo, in quanto strumenti, mediante l’accordo della nostra volontà con la sua, come lo fece sua Madre quando disse : « Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto ». La parola « avvenga di me » deve sempre risuonare sulle nostre labbra, perché fra la volontà dell’Immacolata e la nostra volontà, deve sempre esistere una sintonia perfetta. Cosa allora conviene fare ? Lasciamoci guidare da Maria, e non avremo nulla da temere.

 

25 MARZO - ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE - VESPRI

 

 

L’Annunciazione e la nascita dell’universo

 di Anastasio di Antiochia nel sesto secolo

 

 

In quel giorno Gabriele fu inviato a portare alla Vergine il lieto annuncio della nascita estranea a corruzione e ad annunciarle che per mezzo suo la salvezza sarebbe stata offerta alle genti. Mentre la salutava, il verbo si fece carne, per ricreare la creatura corrotta dal peccato insinuatosi insieme ai discorsi del malvagio serpente. era necessario, infatti, era necessario che la carne corrotta dal sibilare del serpente, mediante il saluto dell’angelo ritornasse all’incorruttibilità e, come attraverso una donna era sopraggiunta la morte, così era necessario che attraverso una donna fosse elargita la salvezza. Tutti siamo morti a causa di quella donna che era stata ingannata dal piacere; ma a causa di questa siamo stati restituiti alla vita. E non abbiamo ricevuto soltanto quei beni che avevamo perduto, ma dei beni molto più grandi e preziosi; une mente umana con li può concepire, l’occhio non è in grado di contemplare la bellezza e l’udito non li può sopportare.

 

Celebriamo questo giorno solenne, questa festa, che commemora l’annunciazione della santa e veneranda Vergine, ma che ricorda anche la nascita dell’intero universo, perché tutte le cose sono state rifatte nel loro ordine e il precedente disordine ha ricevuto il suo ordinamento. Colui che ci ha creato, infatti, per amor nostro è diventato simile a noi, ha rinnovato la sua antica immagine che era stata corrotta e le ha restituito una straordinaria bellezza, quasi gridando a noi queste parole:

«Poiché oggi siete stati creati e vi siete lasciati attrarre alla perdizione e alla morte, oggi io il Creatore, per amor vostro, mi lascio plasmare per riportarvi alla vita di prima per mezzo di questa mai carne, che è stata ora modellata, affrontando la morte e mettendola a morte come si conviene»

 

29 APRILE - Santa CATERINA da SIENA - LODI


Dialogo della Divina Provvidenza, 134

  

 

« Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta »

 Santa Caterina da Siena nel quattordicesimo secolo,

 


         Non voglio più, o Fuoco ineffabile, o Padre eterno, che il mio desiderio si stanchi di volere il tuo onore e la salvezza delle anime, né che i miei occhi inaridiscano; ti chiedo, per grazia, che diventino due fiumi che sgorgano da te, mare pacifico. Lode, lode a te, o Padre, perché hai risposto alla mia richiesta, anzi, a quello che ignoravo, e persino a quello che non ti avevo chiesto. Donandomi di piangere, mi hai invitata ad offrirti tutti i miei desideri, dolci, amorevoli, angosciati, e le mie umili e continue preghiere.

 

         Ti chiedo ora di usare misericordia con il mondo e con la tua santa Chiesa. Ti prego di compiere ciò che mi hai fatto domandare... Non tardare più a fare misericordia al mondo, consenti a compiere il desiderio dei tuoi servi. Sei colui che li hai fatti gridare, quindi ascolta la loro voce. La tua verità ha detto che se chiameremo, ci sarebbe risposto, che se busseremo ci sarebbe aperto, che se chiederemo, ci sarebbe dato (Lc 11,9). O Padre eterno, a te i tuoi servi gridano misericordia. Su, rispondi loro.

 

29 APRILE - Santa CATERINA da SIENA - VESPRI

 

La vera e perfetta carità

di santa Caterina da Siena nel quattordicesimo secolo

 

 

         Che è la carità? E’ un amore ineffabile, che l’anima ha tratto dal suo Creatore, con tutto l’affetto e con tutte le forze sue.

         Dico che l’aveva tratto dal suo Creatore, e così è la verità.

         Ma come si trae? Con l’amore: però che l’amore non si acquista se non con l’amore e dall’amore. Ma tu mi dirai: Che modo mi conviene avere per trovare e acquistare quest’amore? Ti rispondo, per questo modo: ogni amore si acquista con il lume, perché la cosa che non si vede, non si conosce e non conoscendola non si ama. Conviene dunque avere il lume perché tu conosca e tu veda ciò che tu debba amare. E perché il lume ci era necessario, Dio provvide alla nostra  necessità dandoci il lume dell’intelletto che è la più nobile parte dell’anima che custodisce come pupilla la santissima fede. E ti dico che l’anima fatta d’amore e creata per amore alla immagine e similitudine di Dio non può vivere senza amore né amare senza il lume. Perciò se vuole amare le conviene che veda…

        Nessuna cosa si può amare né vedere fuori di Dio e quello che si ama  si deve amare in lui e per lui.

 

14 MAGGIO - San MATTIA - LODI

 
Prescrizione contro gli eretici, 20-22 ; CCL I, 201s

 

 

San Mattia, apostolo, uno dei dodici pilastri della Chiesa

di Tertulliano nel terzo secolo


            Gesù Cristo, il Signore nostro aveva prescelto dodici [Apostoli] e li teneva sempre presso di sè: non si allontanarono mai dal fianco del Maestro: li aveva scelti, perché fossero maestri delle genti e diffusori della dottrina divina. Uno di essi venne allontanato, ma agli altri undici, mentre stava per ritornare al Padre suo dopo la resurrezione, comandò di andare nelle varie regioni del mondo e battezzarle nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19).

 

E gli Apostoli subito, [questo nome di Apostoli significa appunto inviati, messaggeri] al posto di Giuda, che era stato cacciato, tirarono a sorte Mattia come loro dodicesimo compagno, secondo quanto anche era stato profetizzato, come si legge nel salmo di David. Hanno ricevuto la forza dello Spirito Santo secondo la promessa per compiere miracoli e parlare lingue nuove. Hanno reso testimonianza alla fede in Gesù Cristo dapprima in Giudea dove fondarono delle Chiese. Poi sono partiti per il mondo intero e hanno annunciato alle nazioni lo stesso insegnamento della fede.

 

Poi hanno fondato delle Chiese in ogni città che in seguito hanno fornito ad altre chiese la talea della fede e le sementi della dottrina. La prova della loro unità sta nel fatto che tutte sono in pace e comunione tra loro, che i loro membri si chiamano, tra loro, fratelli e che praticano reciprocamente l’ospitalità.

 

14 MAGGIO - San MATTIA - VESPRI

 

Omelia per la festa di San Mattia

 

 

Dio sceglie l’apostolo Mattia

di  San Lorenzo Giustiniani nel quindicesimo secolo

 

         L’apostolo Paolo scrive: “O profondità della ricchezza, della sapienza, della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!” (Rm 11,33)... E un salmo dice: “Tutto hai fatto con saggezza” (Sal 103,24), cioè nel tuo Verbo, nella tua Parola eterna. Poiché nel Verbo e per mezzo del Verbo tutto è stato fatto

(Gv 1,3), chi potrà dubitare che con saggezza è stato fatto, e che egli ha perfettamente scelto i suoi discepoli, senza parzialità? “In lui ci ha scelti, dice l’apostolo Paolo, prima della creazione del mondo” (Ef 1,4)...

         Consideriamo la scelta di Mattia. Gli apostoli avevano scelto Giuseppe detto Barsabba e Mattia...; poi hanno proposto la loro scelta a colui che giudica secondo il cuore, e che “conosce il cuore di tutti”, affinché egli mostrasse quali di questi due aveva designato. E sicuramente egli aveva scelto Mattia per questo onore prima che fossero gettate le sorti, anzi prima che il mondo fosse...

         Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato” (Mc 11,24). Per questo la Chiesa è solita pregare di comune accordo ogni volta che pensa di dovere domandare qualche cosa al Signore. Nessun mezzo ha presa sulla volontà di Dio quanto la preghiera, almeno se viene fatta con fede, serenità, umiltà e perseveranza. Il sorteggio non ha quindi recato nessun pregiudizio alla scelta di quel glorioso apostolo poiché, come testimonia la Scrittura, gli apostoli hanno cominciato col pregare; è piuttosto in risposta alla loro preghiera che Dio ha ispirato loro di gettare le sorti per questa elezione. D’altra parte Mattia non ha ricevuto una grazia meno grande di Pietro, o degli altri apostoli, benché fosse stato chiamato per ultimo. Ha ricevuto lo Spirito Santo con la stessa pienezza degli altri, e gli stessi doni spirituali riservati a loro. Lo Spirito Santo posandosi su di lui l’ha riempito di carità; gli ha dato di esprimersi in tutte le lingue, di fare dei miracoli, di convertire le nazioni, di predicare Cristo e di ottenere il trionfo del martirio.

 

 

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