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7 DICEMBRE
- VEGLIA della solennità
dell'Immacolata Concezione
La serva del signore
San
Beda il Venerabile nell’ottavo secolo
Dice
Maria: «Ecco, sono la serva del Signore. Avvenga di me secondo la
tua parola». Certamente manifesta grande saldezza nell’umiltà colei
che, mentre viene elevata Madre del suo Creatore, chiama se stessa
serva. Viene detta «beata tra le donne» dalle parole dell’angelo e
vengono manifestati i misteri della nostra redenzione, finora
sconosciuti agli altri mortali Eppure, Maria non si esalta per il
suo singolare ed eccellente privilegio, ma ben ricordando la sua
condizione e la divina condiscendenza, si unisce umilmente alle
serve di Cristo e si mette al suo servizio, obbediente a ciò che le
viene comandato. «Avvenga di me secondo la tua parola», avvenga cioè
che lo Spirito santo scendendo su di me mi renda degna dei celesti
misteri, avvenga che il Figlio di Dio si vesta dell’abito
dell’essere umano nel mio seno e che come sposo esca dalla stanza
nuziale per la salvezza del mondo.
Fratelli carissimi, seguendo le sue parole e i suoi pensieri, per
quanto possiamo, ricordiamo di essere servi di Cristo in tutte le
nostre azioni e i nostri sentimenti, mettiamo a suo servizio tutte
le membra del nostro corpo, volgiamo lo sguardo della nostra mente
all’adempimento della sua volontà e così, vivendo rettamente,
rendiamo grazia per i doni ricevuti affinché meritiamo di essere
degni di riceverne di più grandi. Preghiamo con fervore insieme alla
beata Madre di Dio, perché avvenga di noi secondo la sua parola,
quella parola con la quale, manifestando il disegno della sua
incarnazione, dice: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo
Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia
la vita eterna».
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8 DICEMBRE
- SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE - LODI
Rallegrati, sposa non sposata
Romano il
Melode nel quarto secolo
Che
nessuno sia misericordioso come te, Signore, lo sappiamo da quando
sei stato generato e chiamato figlio della donna che avevi creato.
Noi la proclamiamo beata e ad ogni istante invochiamo: «Rallegrati,
sposa non sposata!».
Venite
con l’arcangelo Gabriele, andiamo insieme dalla vergine Maria e
salutiamola come madre e nutrice della nostra vita. Non è
conveniente solo per il capo degli angeli salutare la regina, ma
anche a noi poveri è lecito vederla e rivolgere la parola a lei,
Madre di Dio, che tutte le generazioni proclamano beata, e invocare:
«Rallegrati, illibata! Rallegrati, giovinetta eletta da Dio!
Rallegrati, santa! Rallegrati, amabile e buone! Rallegrati, gioia
degli occhi! Rallegrati, madre che non ha conosciuto uomo!
Rallegrati, sposa non sposata! ».
Il
capo supremo delle schiere celesti, ricevuto l’ordine di avere amore
per l’uomo, si affrettò a presentarsi alla Vergine, come sta
scritto. Giunto a Nazaret davanti alla povera casa di Giuseppe, si
fermava stupito al pensiero che l’Altissimo desiderava discendere
tra gli umili. Diceva: «Tutto il cielo e il trono di fuoco non
contengono il mio Signore, come potrà accoglierlo questa povera
fanciulla? Colui che è terribile lassù, quaggiù in che modo si
farebbe visibile? Avvenga come lui vuole! Perché mai mi fermo e non
volo a dire alla fanciulla: “Rallegrati, sposa non sposata!”? »
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| 8
DICEMBRE - SOLENNITA'
DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE - VESPRI
Dio non ha fatto e non farà mai nulla di più grande della Vergine
di Pierre De Berulle nel
sedicesimo secolo
O
degnazione infinita! Le tre persone divine che vivono e operano in
perfetta unità, eternamente beate e pienamente felici nella loro
comunione, vogliono dilatare questa comunione a una nuova persona e,
operando in comune il capolavoro della loro potenza e bontà,
vogliono associare a se stesse la Vergine nella più grande delle
loro opere.
Nella
pienezza della loro gloria, volendo unire l'essere creato con
l'essere increato in una delle loro persone e donargli una nuova
natura, hanno voluto condividere la gloria di quest'opera con la
Vergine; scegliendola tra tutte le creature, l'hanno resa degna e
capace di donare, insieme a loro, questa nuova natura e di essere
Madre del Verbo incarnato, innalzando una persona umana a tale
potenza e qualità e donandole tanto grande partecipazione a così
grande mistero.
Sii
benedetta Trinità santa, in questo divino volere e in questo sacro
consiglio che fa del Figlio di Dio il Figlio dell'uomo e di una
vergine la Madre di Dio. Disegno altissimo e degno dell'Altissimo,
disegno profondissimo e degno della maestà del Padre, della sapienza
del Figlio e dell'amore dello Spirito Santo.
E così
dunque l'avete creata unicamente per voi, Trinità santa, l'avete
fatta come un mondo e un paradiso a parte, mondo di grandezza e
paradiso do delizie per il nuovo uomo che deve venire al mondo,
l'avete fatta come un cielo nuovo e una terra nuova, terra che porta
soltanto l'uomo-Dio, cielo che non contiene altro se non lui, che
ruota soltanto intorno a lui e non agisce che per lui.
Da: Maria , a
cura della Comunita' di Bose,
Milano 2000, pp. 938-939
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19 MARZO -
SAN GIUSEPPE - LODI
IL PRIMATO DELLA VITA INTERIORE DI
SAN GIUSEPPE
dall’esortazione apostolica REDEMPTORIS CUSTOS di Sua Santità
Giovanni Paolo II
Il
clima di silenzio che accompagna tutto ciò che fa riferimento alla
figura di Giuseppe si estende anche al suo lavoro di carpentiere
nella casa di Nazareth. Tuttavia questo silenzio rivela in modo del
tutto speciale il profilo interiore di questa figura.
I
Vangeli parlano esclusivamente di ciò che fece Giuseppe, ma
permettono di scoprire nelle sue azioni avvolte di silenzio, un
clima di profonda contemplazione. Giuseppe era quotidianamente in
contatto con “il mistero nascosto dai secoli eterni” che stabilì la
sua dimora sotto il suo tetto. Questo spiega, per esempio, perché
Santa Teresa di Gesù, la grande riformatrice del Carmelo
contemplativo, si fece promotrice del rinnovamento del culto reso a
San Giuseppe nella cristianità occidentale.
In
Giuseppe il sacrificio assoluto di tutta la sua esistenza alle
esigenze della venuta del Messia nella sua casa, trova proprio
spiegazione nella insondabile vita interiore, da dove gli vengono
ordini e consolazioni del tutto particolari e da dove discendono per
lui la logica e la forza, proprie alle anime semplici e trasparenti
delle decisioni importanti come quella di mettere subito a
disposizione dei disegni divini la sua libertà, la sua legittima
vocazione umana, la sua felicità coniugale, accettando la
condizione, la responsabilità e il peso della famiglia, rinunciando,
per un amore verginale incomparabile, all’amore coniugale naturale
che la costituisce e l’alimenta.
Questa
sottomissione a Dio che è prontezza della volontà a consacrarsi a
tutto ciò che concerne il suo servizio, altro non è che l’esercizio
della devozione che costituisce una delle espressioni della virtù di
religione.
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19 MARZO - SAN
GIUSEPPE - VESPRI
Da “Gli
scritti”, 1995, Edizioni ODC- Roma – p.863
SAN GIUSEPPE
di Santa Teresa
di Gesù Bambino e del Volto Santo
Giuseppe, la tua vita mirabile passò nell’umiltà: ma contemplasti la
bellezza di Gesù e di Maria! E il Figlio di Dio, bambino, sottomesso
e ubbidiente, quante volte s’è riposato felice sul tuo cuore!
Anche
noi, come te, serviamo in solitudine Gesù e Maria; cerchiamo solo il
loro piacere, non vogliamo di più. Santa Teresa, la madre nostra che
tanto confidava in te, ci assicura che tu non mancavi mai di
soccorrerne prontamente la preghiera.
Padre,
quando finirà questa prova, noi verremo a vederti vicino alla divina
Maria: come dolce ne è la speranza! Leggeremo la tua storia ignorata
dal mondo, scopriremo la tua gloria, la canteremo in cielo.
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24 marzo VEGLIA
dell'ANNUNCIAZIONE del SIGNORE
Omelie in
lode della Vergine Madre, 4,11
Avvenga di me quello che hai
detto
di
San Bernardo nel dodicesimo secolo
Ascoltiamo tutti la risposta di colei che fu scelta per essere la
Madre di Dio, pur senza perdere la sua umiltà : « Eccomi sono la
serva del Signore. Avvenga di me quello che hai detto »… Con queste
parole, Maria esprime quanto sia vivace il suo desiderio, invece di
domandarne la realizzazione come se fosse stata dubbiosa. Tuttavia,
nulla impedisce di vedere una preghiera in questo « fiat », in
questo « avvenga di me ». Infatti… Dio vuole che gli chiediamo anche
le cose che ci promette. È senza dubbio il motivo per cui ci
promette prima le cose che ha deciso di donarci : la promessa
sveglia la pietà, e la preghiera ci fa meritare ciò che stavamo per
ricevere gratuitamente.
Questo ha capito la Vergine, che unisce il merito della preghiera al
dono della promessa gratuita : « Avvenga di me quello che hai detto.
La Parola eterna faccia di me quello che la tua parola ha detto
oggi. La Parola che era presso Dio fin dal principio, si faccia
carne nella mia carne secondo la tua parola… Questa Parola non sia
soltanto percepibile ai miei orecchi, ma pure visibile ai miei
occhi, palpabile alle mie mani, e che io possa portarla fra le
braccia. Che non sia questa, una parola scritta e muta, ma la Parola
incarnata e viva ; non questi segni inerti tracciati su una
pergamena essiccata, ma una Parola a forma umana, impressa nelle mie
viscere… « Dio aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in
diversi modi ai padri per mezzo dei profeti »
(Eb 1,1) ;
la sua parola è stata data loro per essere ascoltata, proclamata,
messa in pratica… Per parte mia, chiedo che sia messa nelle mie
viscere… Chiamo la Parola invocata in me nel silenzio, incarnata in
una persona, corporalmente unita alla carne…
Essa si
realizzi
in me per il mondo intero. »
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25 MARZO
- ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE - LODI
conferenza
del 13/06/1933
«Sono la serva del Signore,
avvenga di me quello che hai detto»
San
Massimiliano Kolbe nel diciannovesimo secolo
Dio, nel suo operare, vuole
sempre servirsi di strumenti… Dio, che ci ha dato la volontà libera,
vuole che lo serviamo, in quanto strumenti, mediante l’accordo della
nostra volontà con la sua, come lo fece sua Madre quando disse :
« Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto ».
La parola « avvenga di me » deve sempre risuonare sulle nostre
labbra, perché fra la volontà dell’Immacolata e la nostra volontà,
deve sempre esistere una sintonia perfetta. Cosa allora conviene
fare ? Lasciamoci guidare da Maria, e non avremo nulla da temere.
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25 MARZO
- ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE - VESPRI
L’Annunciazione e la nascita
dell’universo
di
Anastasio di Antiochia nel sesto secolo
In quel giorno
Gabriele fu inviato a portare alla Vergine il lieto annuncio della
nascita estranea a corruzione e ad annunciarle che per mezzo suo la
salvezza sarebbe stata offerta alle genti. Mentre la salutava, il
verbo si fece carne, per ricreare la creatura corrotta dal peccato
insinuatosi insieme ai discorsi del malvagio serpente. era
necessario, infatti, era necessario che la carne corrotta dal
sibilare del serpente, mediante il saluto dell’angelo ritornasse
all’incorruttibilità e, come attraverso una donna era sopraggiunta
la morte, così era necessario che attraverso una donna fosse
elargita la salvezza. Tutti siamo morti a causa di quella donna che
era stata ingannata dal piacere; ma a causa di questa siamo stati
restituiti alla vita. E non abbiamo ricevuto soltanto quei beni che
avevamo perduto, ma dei beni molto più grandi e preziosi; une mente
umana con li può concepire, l’occhio non è in grado di contemplare
la bellezza e l’udito non li può sopportare.
Celebriamo
questo giorno solenne, questa festa, che commemora l’annunciazione
della santa e veneranda Vergine, ma che ricorda anche la nascita
dell’intero universo, perché tutte le cose sono state rifatte nel
loro ordine e il precedente disordine ha ricevuto il suo
ordinamento. Colui che ci ha creato, infatti, per amor nostro è
diventato simile a noi, ha rinnovato la sua antica immagine che era
stata corrotta e le ha restituito una straordinaria bellezza, quasi
gridando a noi queste parole:
«Poiché oggi
siete stati creati e vi siete lasciati attrarre alla perdizione e
alla morte, oggi io il Creatore, per amor vostro, mi lascio plasmare
per riportarvi alla vita di prima per mezzo di questa mai carne, che
è stata ora modellata, affrontando la morte e mettendola a morte
come si conviene»
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29 APRILE -
Santa CATERINA da SIENA - LODI
Dialogo della Divina
Provvidenza, 134
« Maria si
è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta »
Santa
Caterina da Siena nel quattordicesimo secolo,
Non voglio più, o Fuoco ineffabile, o Padre eterno, che il
mio desiderio si stanchi di volere il tuo onore e la salvezza delle
anime, né che i miei occhi inaridiscano; ti chiedo, per grazia, che
diventino due fiumi che sgorgano da te, mare pacifico. Lode, lode a
te, o Padre, perché hai risposto alla mia richiesta, anzi, a quello
che ignoravo, e persino a quello che non ti avevo chiesto. Donandomi
di piangere, mi hai invitata ad offrirti tutti i miei desideri,
dolci, amorevoli, angosciati, e le mie umili e continue preghiere.
Ti
chiedo ora di usare misericordia con il mondo e con la tua santa
Chiesa. Ti prego di compiere ciò che mi hai fatto domandare... Non
tardare più a fare misericordia al mondo, consenti a compiere il
desiderio dei tuoi servi. Sei colui che li hai fatti gridare, quindi
ascolta la loro voce. La tua verità ha detto che se chiameremo, ci
sarebbe risposto, che se busseremo ci sarebbe aperto, che se
chiederemo, ci sarebbe dato (Lc 11,9). O Padre eterno, a te i tuoi
servi gridano misericordia. Su, rispondi loro.
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29 APRILE
- Santa CATERINA da SIENA - VESPRI
La vera e perfetta carità
di santa
Caterina da Siena nel quattordicesimo secolo
Che è
la carità? E’ un amore ineffabile, che l’anima ha tratto dal suo
Creatore, con tutto l’affetto e con tutte le forze sue.
Dico che l’aveva tratto dal suo Creatore, e così è la verità.
Ma come si trae? Con l’amore: però che l’amore non si acquista se
non con l’amore e dall’amore. Ma tu mi dirai: Che modo mi conviene
avere per trovare e acquistare quest’amore? Ti rispondo, per questo
modo: ogni amore si acquista con il lume, perché la cosa che non si
vede, non si conosce e non conoscendola non si ama. Conviene dunque
avere il lume perché tu conosca e tu veda ciò che tu debba amare. E
perché il lume ci era necessario, Dio provvide alla nostra
necessità dandoci il lume dell’intelletto che è la più nobile parte
dell’anima che custodisce come pupilla la santissima fede. E ti dico
che l’anima fatta d’amore e creata per amore alla immagine e
similitudine di Dio non può vivere senza amore né amare senza il
lume. Perciò se vuole amare le conviene che veda…
Nessuna cosa si può amare né vedere fuori di Dio e quello che si ama
si deve amare in lui e per lui.
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14 MAGGIO
- San MATTIA - LODI
Prescrizione contro gli
eretici, 20-22 ; CCL I, 201s
San Mattia,
apostolo, uno dei dodici pilastri della Chiesa
di
Tertulliano nel terzo secolo
Gesù Cristo, il Signore nostro aveva
prescelto dodici [Apostoli] e li teneva sempre presso di sè: non si
allontanarono mai dal fianco del Maestro: li aveva scelti, perché
fossero maestri delle genti e diffusori della dottrina divina. Uno
di essi venne allontanato, ma agli altri undici, mentre stava per
ritornare al Padre suo dopo la resurrezione, comandò di andare nelle
varie regioni del mondo e battezzarle nel nome del Padre, del Figlio
e dello Spirito Santo (Mt
28,19).
E gli Apostoli
subito, [questo nome di Apostoli significa appunto inviati,
messaggeri] al posto di Giuda, che era stato cacciato, tirarono a
sorte Mattia come loro dodicesimo compagno, secondo quanto anche era
stato profetizzato, come si legge nel salmo di David. Hanno ricevuto
la forza dello Spirito Santo secondo la promessa per compiere
miracoli e parlare lingue nuove. Hanno reso testimonianza alla fede
in Gesù Cristo dapprima in Giudea dove fondarono delle Chiese. Poi
sono partiti per il mondo intero e hanno annunciato alle nazioni lo
stesso insegnamento della fede.
Poi hanno
fondato delle Chiese in ogni città che in seguito hanno fornito ad
altre chiese la talea della fede e le sementi della dottrina. La
prova della loro unità sta nel fatto che tutte sono in pace e
comunione tra loro, che i loro membri si chiamano, tra loro,
fratelli e che praticano reciprocamente l’ospitalità.
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14 MAGGIO
- San MATTIA - VESPRI
Omelia per
la festa di San Mattia
Dio sceglie
l’apostolo Mattia
di San
Lorenzo Giustiniani nel quindicesimo secolo
L’apostolo Paolo scrive: “O profondità della ricchezza, della
sapienza, della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi
giudizi e inaccessibili le sue vie!”
(Rm 11,33)...
E un salmo dice: “Tutto hai fatto con saggezza”
(Sal 103,24),
cioè nel tuo Verbo, nella tua Parola eterna. Poiché nel Verbo e per
mezzo del Verbo tutto è stato fatto
(Gv 1,3),
chi potrà dubitare che con saggezza è stato fatto, e che egli ha
perfettamente scelto i suoi discepoli, senza parzialità? “In lui ci
ha scelti, dice l’apostolo Paolo, prima della creazione del mondo”
(Ef 1,4)...
Consideriamo la scelta di Mattia. Gli apostoli avevano scelto
Giuseppe detto Barsabba e Mattia...; poi hanno proposto la loro
scelta a colui che giudica secondo il cuore, e che “conosce il cuore
di tutti”, affinché egli mostrasse quali di questi due aveva
designato. E sicuramente egli aveva scelto Mattia per questo onore
prima che fossero gettate le sorti, anzi prima che il mondo fosse...
Tutto
quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo
ottenuto e vi sarà accordato”
(Mc 11,24).
Per questo la Chiesa è solita pregare di comune accordo ogni volta
che pensa di dovere domandare qualche cosa al Signore. Nessun mezzo
ha presa sulla volontà di Dio quanto la preghiera, almeno se viene
fatta con fede, serenità, umiltà e perseveranza. Il sorteggio non ha
quindi recato nessun pregiudizio alla scelta di quel glorioso
apostolo poiché, come testimonia la Scrittura, gli apostoli hanno
cominciato col pregare; è piuttosto in risposta alla loro preghiera
che Dio ha ispirato loro di gettare le sorti per questa elezione.
D’altra parte Mattia non ha ricevuto una grazia meno grande di
Pietro, o degli altri apostoli, benché fosse stato chiamato per
ultimo. Ha ricevuto lo Spirito Santo con la stessa pienezza degli
altri, e gli stessi doni spirituali riservati a loro. Lo Spirito
Santo posandosi su di lui l’ha riempito di carità; gli ha dato di
esprimersi in tutte le lingue, di fare dei miracoli, di convertire
le nazioni, di predicare Cristo e di ottenere il trionfo del
martirio.
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